giovedì 22 dicembre 2011

NATALE IN TRANSITO

Natale in trasferta per me e la mutter. Domani caricheremo scope e ramazze sul treno (non che un numero di regali esiguo soprattutto per costo ma voluminoso quando a ingombro) e andremo a Roma dalla sister. Ci aspettano infinite scarpinate su e giù per i colli della capitale, qualche mostra (suggerimenti?), un pò di parentame e cibo a volontà. Quindi ... buone magnate a tutti!

domenica 11 dicembre 2011

IL QUESTIONARIO DI PROUST

Il questionario di Proust si chiama così non perché lo ha inventato Proust ma perché lui lo ha reso famoso. Me lo sono trovato davanti per caso e ho provato a rispondere. Ed ho scoperto di non sapere tante cose di me, alcune risposte me le sono dovuta andare a scavare dentro, alcune risposte sono banali e superficiali, ad alcune risposte non ho proprio trovato risposta. Provateci anche voi.

Il tratto principale del mio carattere.
Un misto inestricabile di durezza e tolleranza. Ma andrebbe chiesto a chi mi sta intorno.
La qualità che desidero in un uomo. 
L’onesta, per prima cosa verso se stessi.
La qualità che preferisco in una donna. 
L’onesta, per prima cosa verso se stessi.
Quel che apprezzo di più nei miei amici.
La lealtà.
Il mio principale difetto.
La pigrizia e la superficialità che ne deriva.
La mia occupazione preferita.
Parlare. Forse non è la preferita ma è sicuramente quella che pratico maggiormente.
Il mio sogno di felicità.
Una mansarda con le pareti ricoperte di libri e il soffitto di vetro, una persona con cui condividerla, un lavoro soddisfacente, pochi amici ma buoni, salute e serenità per i miei familiari.
Quale sarebbe, per me, la più grande disgrazia.
Accorgersi di aver sbagliato tutto, e purtroppo mi è già capitato. La morte delle persone care, ed anche questo mi è già capitato. Tutto si supera.
Quel che vorrei essere. 
Soddisfatta.
Il paese dove vorrei vivere. 
Impossibile scegliere. Ogni volta che vado in un posto nuovo penso che mi piacerebbe viverci. Dovendo scegliere sceglierei vicino al mare, non una metropoli ma neanche un paesino.
Il colore che preferisco. 
Blu? Celeste? Rosso? Dipende da dove devono stare.
Il fiore che amo. 
Margherita di campo
L'uccello che preferisco. 
Il pettirosso e il gabbiano. Tra i due non riesco a scegliere. Il gabbiano è il viaggio, il pettirosso è la tranquillità di casa.
I miei autori preferiti in prosa. 
Victor Hugo.
I miei poeti preferiti. 
Non leggo poesia di solito. Dai ricordi scolastici tiro fuori Carducci, che descrive la mia terra.
I miei eroi nella finzione. 
Non mi piacciono gli eroi.
Le mie eroine preferite nella finzione. 
Come sopra.
I miei compositori preferiti. 
Bach da ascoltare, Chopin da suonare, Mozart da ascoltare e suonare.
I miei pittori preferiti. 
Tutti gli impressionisti.
I miei nomi preferiti. 
Dipende da chi li porta.
Quel che detesto più di tutto. 
La falsità, in primo luogo con se stessi.
I personaggi storici che disprezzo di più. 
I cortei di personaggi minori che hanno permesso e promosso e circondato le grandi dittature.
L'impresa militare che ammiro di più. 
Non ci sono imprese militari da ammirare.
La riforma che apprezzo di più. 
Quella che ha reso l’istruzione primaria pubblica, obbligatoria e gratuita.
Il dono di natura che vorrei avere. 
La costanza
Come vorrei morire. 
Senza soffrire
Stato attuale del mio animo. 
Sereno variabile.
Le colpe che mi ispirano maggiore indulgenza.
Quelle per eccesso di passione.
Il mio motto.
Fatti non foste a viver come bruti. Non è un motto ma lo ripeto spesso a chi cerca di giustificare le debolezze altrui (o le mie).

Adesso a voi la palla.

sabato 3 dicembre 2011

VANGELI E TATTOO

Siamo in crisi nera tutti, si sa, e anche il mercato delle ripetizioni (tanto amate dagli insegnanti, disoccupati o no) langue. Da agosto pubblico annunci per le ripetizioni e attacco foglietti ovunque ma chiamate zero. 
Finalmente la settimana scorsa mi telefona un ragazzo. Mi dice che ha problemi con una versione di greco. Ok, vieni domani alle 5 e già mi preparavo alla nuova magra ma comunque vitale entrata. 
Il ragazzo arriva, con tanto di cicchino in bocca, motorino smarmittato, mezza cresta e pantalone sbracato con vari campanacci attaccati. Lo faccio entrare e noto subito che gli manca quell'aria un pò sottomessa che caratterizza tutti gli studenti di fronte a un insegnante sconosciuto. Si siede e mi fa "Devo tradurre una frase dall'italiano al greco, che me la voglio far tatuare sul braccio". Con l'arabo era stato più facile, mi racconta, aveva fermato un marocchino che gliela aveva tradotta al volo (e mi mostra fiero il foglio con uno scarabocchio che, per qual che ne potevamo sapere sia io che lui, poteva significare qualunque cosa), ma quei citrulli del classico onn gli avevano saputo tradurre quella frase in greco. Per chi non lo sapesse non esistono neanche i vocabolari italiano-greco, non si fa MAI una traduzione dall'italiano al greco (in Francia lo fanno per l'aggregation, e passano anni a preparare quell'esame). Comunque io mi metto a tradurla, ma dopo 2 minuti Pier, che di mestiere fa l'inforatico (e mi sembra abbastanza significativo come particolare), trova la frase già tradotta su internet con tanto di spiriti e accenti (era una frase del Vangelo di Matteo (!!): "non giudicate per non essere giudicati". Bisogna dire che l'avevo già tradotta anche io ma avevo usato un verbo diverso per "giudicare"...) e la cosa si risolve velocemente. 


Ecco, a questo serve oggi il greco, a tradurre una frase con la quale (s)fregiare il corpo di un giovane con la cresta... e come se non bastasse ormai è un lavoro che possoon fare anche gli informatici.

venerdì 25 novembre 2011

CREMA DI RISO PER CENA

Negli ultimi 3 mesi sono andata con cadenza quindicinale a Torino. Non per andare a trovare amici, mangiare bagna cauda o visitare la città, ma per effetto prolungato di una goffa caduta da cavallo avvenuta più di 15 anni fa che mi costò un incisivo. Sul momento il danno fu in qualche modo rattoppato ma quest'estate ho dovuto rassegnarmi ad un alquanto spiacevole - ma si spera più definitivo - intervento per rimediare a quella caduta. 

In questi mesi quindi Pier mi ha amorevolmente accompagnato più o meno ogni 15 giorni a Torino (5 ore di macchina ad andare, 5 ore di macchina a tornare), mi ha aspettato mentre sedevo a bocca aperta sotto le tenaglie del dentista, mi ha passato buste di ghiaccio, mi ha addirittura levato i punti. 
Ieri però per la prima volta non è potuto venire perché, a differenza me, lui un lavoro ce l'ha. Quindi sono andata in treno. Ma attenzione, questo post non vuole essere uno dei mille post di lamentela sui disservizi di Trenitalia, anche se devo dire che gli orari su quella tratta non sono proprio comodi. Per capirci: partenza la mattina alle 7:34 da San Miniato, arrivo a Pisa, attesa di UN'ORA, Frecciabianca per Genova, attesa di UN'ALTRA ORA, arrivo a Torino alle 14:40, anzi quasi le tre perché ha fatto dieci minuti di ritardo. A farmi compagnia parole crociate, telefono (che dopo un pò OVVIAMENTE si scarica) e Il gioco dell'angelo di Carlos Ruiz Zafon.
L'appuntamento era alle 3, quindi sono corsa dal dentista (seduta incruenta e poco fastidiosa) e pensavo di avere un paio d'ore di passeggio per il centro dal momento che non c'erano treni del ritorno prima delle 17:20*. Ma il dentista mi chiede se, dal momento che vuole farmi vedere dall'odontotecnico, posso prendere la metro ed andare al laboratorio, ché ci vuole pochissimo. OK, tanto non avevo molto da fare. Scendo in metro, 10 fermate in 15 minuti, esco, in 4 minuti sono al laboratorio, 5 minuti per foto e controlli vari, riparto, in 4 minuti sono di nuovo alla metro. Manca circa un'ora alla partenza del mio treno. Ce la faccio senza problemi no?
NO! Perché causa guasto tecnico la metro non passa. Aspetto 5, 10, 15 minuti, a questo punto rischio di non arrivare in stazione neanche con un autobus, quindi schizzo fuori dalla metro, vado alla ricerca di un autobus, lo trovo, arrivo in stazione alle 17:12, in tempo per fare il biglietto e prendere il mio treno.
Evvai!! Oddio, il treno è pieno a tappo e mi tocca restare in piedi, per fortuna ad Asti si liberano un sacco di posti e posso sedermi. A Genova prendo qualcosa da mangiare al volo e salgo sull'IC per Pisa. Avvolta dall'atmosfera gotica del Gioco dell'angelo, non mi accorgo di quello che succede intorno a me, non mi accorgo per esempio che il treno guadagna 25 minuti di ritardo.... che per fortuna recupera permettendomi di prendere la coincidenza per San Miniato alle 22:30. Arrivo a destinazione ore 23:06 (più o meno). 
Alla fine le tragedie sono state solo sfiorate, ho trascorso sì una giornata in treno ma ho quasi finito il libro (tra parentesi: bello bello. Appena ho tempo scrivo una recensione su Anobii), ma arrivo ugualmente rintronata e stanca. 
E Pier, che questa volta non mi ha potuto accompagnare ma che ha seguito via telefono tutto il viaggio, mi ha comprato la crema di riso. E stanca e con la testa che ancora vibra per il treno mi siedo in cucina e mangio la mia crema di riso, che non avevo mai assaggiato prima, ma che scopro essere davvero buona. O forse è quello che mi serviva, dopo una giornata così: un barattolo di crema di riso per cena.







* Non è del tutto vero: da Firenze a Torino c'è un Eurostar Freccia Rossa e ci mette meno di 3 ore passando da Milano. Costo della seconda classe solo andata 68 euro.

mercoledì 23 novembre 2011

Stretta o larga che sia, in qualche modo è sempre casa mia!!!!

Un commento al nostro Blog mi ha fatto riflettere, a tal punto che, presa dall'entusiasmo e montata sull'ennesimo aereo, mi sono messa a scrivere. (::)
A 19 anni, con più incoscienza che coraggio, sono partita da casa, portando con me "babbo", il mio pelush da quando avevo 8 anni, ed una "valigia piena di sogni". Obiettivo primario: conquistare il mondo. Con quali mezzi e per quale motivo, non saprei proprio spiegarlo nemmeno oggi. 
La ragione di questa voglia faticosa? Un pò l'educazione ricevuta, un pò lo spirito di emulazione che ogni sorella minore ha verso quella maggiore, un pò l'idea che l'isola non poteva darmi nulla altro che delusioni (e a 19 anni potete immaginare quali terribili delusioni la vita poteva avermi dato....).Insomma, a farmi salire su quella nave con il biglietto di sola andata è stato più che altro una serie di s-fortunati eventi.
E a quel punto: Roma. 'A Capitale!!
Il mio non è stato un amore poetico verso una città piena di luci, colori e suoni, più che altro, in linea con un nascente cinismo che riconosco solo oggi, è stato un colpo di fulmine per i colori dell'ASR (vi dice nulla Giallo come il soooooooooleeeee, Rosso come er core mioooooooooo), il traffico insostenibile dove trovi sempre il grezzo ciociaro che allunga la mano inanellata e grida "Ahooooo, ma te voi move???!!!!" e il ritardo... perchè il romano è tanto piacione quanto ritardatario, e se ti azzardi a dirgli qualche cosa lui ti guarda come se fossi un asino che vola e ti dice "eh sti cazzi!" 
Ed è solo se accetti tutto questo, che dal grigio smog, emergono quelle quattro cosette, come il Colosseo, "er Cuppolone", i fori, trastevere, la basilica di San Giovanni, Castel Sant'Angelo, il Gianicolo, il tridente, Campo dè fiori, la fontana di Trevi, Piazza Navona, e chi più ne ha più ne metta. Tutto questo non può prescindere dal Romano, fiero di essere tale, che anche quando scappa dalla città la porta nel cuore, sempre ed ovunque grida: Oh "io sò io, e voi non siete un c***o".
Tutto il resto è venuto dopo. Molto dopo! 7 anni mi ci sono voluti per capire che il mondo di tutto aveva bisogno che di essere conquistato da me, ma che io avevo bisogno di essere conquistata da lui. E così sono salita su un aereo con il  solito "bagaglio pieno di sogni" e il mio pelush. Come mi sia venuta l'idea assurda di partire da Londra alla scoperta del mondo, proprio non lo so. Fondamentalmente non sapevo l'inglese, e razionalmente parlando, mi è parsa una buona idea cominciare da vicino casa.
E Londra sì, ti illude che sia proprio così, bella, immensa, aperta a chiunque tu sia, ti conquista per i colori brillanti che emergono dalla nebbia, i parchi che splendono di 1000 luci dopo la pioggia, i milioni di etnie che convivono pacificamente, i pub dove puoi trovare ogni tipo di birra, e dove l'italiano prenderà sempre la Foster, dove il taffico è ragionevole e il sito "Travel for London", riesce a dirti con lo scarto di 30 secondi quanto tempo impieghi ad andare da A a B(pur attraversando la città). Londra ti avvolge e contemporaneamente ti respinge, perchè ti lascia sempre con quel sapore agrodolce in bocca, la porta semi chiusa, e tu non puoi fare a meno di convincerti che prima o poi si spalancherà.
Dopo due anni di pioggia e tanto inglese, con un piccolo aiutino della sorte, mi sono decisa a lasciarla ai suoi amanti, e a tornare dalla città che mi aveva rapito il cuore.
E così, torno a Roma, con la mia valigia piena di sogni per metà e l'altra metà di domande sugli stessi. Desideri di conquista (o di essere conquistata) ormai svaniti, solo la ferma decisione che dove vai vai, questo mondo è un gran casino; mentre sfaccio la valigia, mi accorgo con orrore che il mio pelush è rimasto all'Elba. E mò? sarà un segno premonitore? ma premonitore di che cosa? che devo tornare all'Isola natia? che devo imparare a cavarmela senza pelush? che è l'ora di lasciare anche la valigia tutta scassata a casa e di comprarne un'altra? che devo poeticamente lasciarmi l'infanzia alle spalle? 
Chi ha una risposta alzi la mano (o più praticamente mi scriva un msg, perchè se alza la mano "mi ci faccio" poco). Cmq. 10 anni e sempre le stesse domande di quando sono partita (che non sto a ripetere perchè ho ancora un pò di rispetto per me stessa). E la risposta? Suppongo che stia proprio lì, nel prossimo viaggio, che spero sempre si concluda con un trasferimento...

(Mentre scrivo annunciano che l'aereo è in ritardo perchè 2 geni del male "unable to get on the plain went back to the hotel" ed ora sono impegnati nella ricerca delle valigie.
 Recuperate le suddette, in fase di decollo, un cellulare che suona. Ora dico, razza di genio, ci hano scassato i maroni per 2 ore con una vocetta sempre troppo forte all'alto parlante, ma te, dove stavi? secondo te passano la registrazione per sport? lo sai che se ci schiantiamo e non muori prima ti legno io sì???)

GENETLIACI E DISOCCUPAZIONE

Oggi è il primo compleanno di questo blog. Il 23 novembre 2010 la sister ha scritto il primo post. Io stavo per partire per il Burkina, lei era a Londra e il blog nasceva per mantenere i contatti tra noi e con gli amici sparsi un pò dovunque. Cosa è successo durante questi 365 giorni? Come sanno ormai tutti, ho trascorso tre mesi in Burkina, ho fatto un'esperienza indimenticabile e ho trovato l'Amore (si proprio quello con la A maiuscola). Al ritorno, dopo un'estate di lavoro, sono entrata a far parte della nutrita schiera dei disoccupati (e chi si azzarda a dire mal comune mezzo gaudio è un cretino).
Anche la sister è tornata in Italia, con scatoloni di modellini e di sentimenti contrastanti verso l’esperienza appena vissuta e conclusasi inaspettatamente. Ha lavorato a Malta (... le sorelle P pare debbano andare in altre nazioni per trovare un Amore a 10 km da casa...), nella “ridente” Altopascio e nella sperduta Montepiano... A ottobre ha (finalmente) ritrovato la sua amata Roma, passa metà della giornata sui siti di cerco lavoro e l’altra metà nella sua perpetua lotta contro il male.

Questa della disoccupazione è una situazione veramente ingrata, e non ne vale neanche la pena di scriverci due righe sopra, perchè chi ci si trova lo sa, chi non ci si trova è (fortunatamente per lui) impegnato a lavorare e sentire le lamentele degli altri non è che lo diverta molto.
Ma non demordiamo, andiamo avanti, facciamo progetti, ci godiamo il sole (quando c'è) e la compagnia di chi ci sta accanto, cerchiamo lavoro e aggiorniamo curricola, inventiamo nuovi profili e continuiamo a crederci.
All'anno passato non so dare titoli, quello che viene credo sarà all'insegna del reinvertare se stessi, del reinventarsi un mestiere e nuovi obiettivi. Una nuova avventura.

lunedì 21 novembre 2011

PROGETTI

Un nuovo progetto, nuove idee, nuove speranze. In questo periodo siamo in tanti ad averne.

lunedì 7 novembre 2011

IL PESO DI UN SORRISO

Ieri ho passato la giornata in un centro commerciale a vendere mele a scopo benefico (anche se di vendita in realtà non si trattava, bensi di un contributo per un progetto, mentre le mele venivano offerte come simbolo del proprio impegno). Sono stata in piedi quasi tutto il giorno, ho ripetuto centinaia di volte la solita filastrocca acchiappa-attenzione, ho driblato bimbetti, carrelli, passanti maratoneti, ho cercato di attaccare bottone con almeno un paio di centinaia di sconosciuti. Quest'ultima in particolare è una cosa che detesto, perchè detesto quando lo fanno a me, perchè mi sembra una invasione e non mi piace parlare con gente che non conosco. Ma credevo in quello che facevo e quindi l'ho fatto. E alla fine abbiamo venduto 170 sacchetti di mele, e non ci credevo proprio che ce l'avremmo fatta quando ho visto quel pancale che sembrava non finire mai.
Di scuse per non fare l'offerta e prendere quelle benedette mele ne ho sentite tanta, dall'allergia alle mele, a quello che ci diceva di pensare a Genova invece che ai bambini del Togo, a quelli che ci dicevano che tra un pò ne avremmo bisogno noi di raccolte fondi, a quelli che avrebbero comprato le pere, ma mele proprio no, a quelli che preferiscono le mele del loro albero, a quelli che non le mangiano o che ne hanno già comprate troppe, a quelli che non credono che i soldi vadano davvero in Africa, a quelli che fanno già tanto di beneficenza, al signore che ci ha svelato che nel 1867 hanno fatto un convegno per il controllo delle menti e nel 1947 per il controllo del clima (!).
Alla fine di questa giornata una considerazione forse banale ma dovuta: meglio sono vestiti meno si fermano. E fin qui niente da dire, libera scelta, anche io faccio parte di quella folta schiera di persone (per lo più under 40) che non si fermano mai, ma di solito sorrido e dico no grazie, buona giornata e tiro dritto. Non guardo il volontario (o peggio venditore sottopagato) come se fosse un pidocchio, indeciso se schiacciarlo con la scarpa o evitare di sporcarsi la suola! 
Quello di venditore è un lavoro ingrato, lo aveva sperimentato la sister quest'estate, ma ti insegna ad apprezzare davvero il valore di un sorriso, anche solo accennato. 

domenica 30 ottobre 2011

Capoliveri 2011 - Festa dell'Uva

Luogo: Capoliveri, Isola d'Elba. Data: 1-2 ottobre 2011. Ruolo: Giudice.

Il bello di essere nata e cresciuta in un'isola piccola dove tutti si conoscono? è che a volte, anche se non molto spesso ma solo a volte, ti capitano delle occasioni che in città, dove nessuno ti conosce, non ti capiterebbero mai. Certo ogni medaglia ha il suo rovescio, perchè anche se ho avuto modo di godermi una festa che conoscevo bene dalla parte dello spettatore, mettersi a giudicare il lavoro di persone che si sono fatte un mazzo tanto solo per il gusto di farlo e di portare avanti una manifestazione, ti fa un pò perdere la fantasia ed il piacere ...
Ma partiamo dal principio, da quando sono state consegnate a noi giudici (in totale cinque persone: il capo giuria,  un'enologa, un'artista, uno storico, e la sottoscritta in qualità di "scenografa") le relazioni su quanto i quattro rioni avrebbero presentato il giorno successivo: in ordine di rappresentazione Baluardo, Torre, Fosso e Fortezza.

Capoliveri, per chi non lo conoscesse, è un piccolo paese arrampicato su una collina all'Isola d'Elba, e quanto a zucconi fa a gara con i riesi... il che è tutto dire. Giusto per fare un esempio del tipo di personaggi che popolano il paese, all'ingresso c'è un cartello che dice: Capoliveri, Carpe Diem. Che non significa "Dammi una carpa" in dialetto, ma tradotto letteralmente dal latino "Cogli l'attimo". Ora, ce ne vole di fegato per un cartello con siffatta dicitura all'ingresso del paese!!
Per dare un'altra idea, sono cresciuta con i compagnetti di scuola capoliveresi che intonavano: Roma caput mundi, Capoliveri secundi! (sono di parte se concordo con loro????)
Ad ogni modo, ho reso l'idea?
Avete una vaga idea di quanto un popolo siffatto prenda sul serio qualunque cosa lo riguardi???? E di conseguenza, di quanto tutti, dai bambini ai "vecchietti" agli adolescenti con i pantaloni bracaloni, prendano sul serio la festa???? Il segreto sulle relazioni di quanto ogni rione intende rappresentare è sacrosanto, così come la serietà con cui viene affrontata ogni anno la sfida.

A mezzogiorno della domenica successiva, abbiamo avuto accesso al primo rione, e poi, di mezz'ora in mezz'ora, in una corsa contro il tempo, a quelli successivi.
Ho assistito a scene di vita quotidiana di un bar del 1961 (arredato in perfetto stile, con manifesti e una macchina del caffè dell'epoca), ho visitato una vigna ricostruita in uno slargo del paese dove di solito si parcheggiano le macchine.



Sono entrata in una loggia massonica, in una cantina del 1861 ed in una del 2011 trasferite nel bel mezzo del paese, nello studio del legato del paese che annunciava un editto di Vittorio Emanuele II, nel gabinetto del medico locale del 1961.









Ho danzato con donne vestite da calice di vino e uomini-botticelle; tempo permettendo, mi sedevo con i giudici dello Slow Food ad assaggiare prelibatezze di tutte le epoche, come l'azzeccatissima "vendetta del contadino", ovverosia, cinghiale in umido con polenta.  





Come giudice, ho avuto la possibilità di assistere a tutto quello che non avevo visto gli anni precedente da normale spettatrice, e di capire fino in fondo lo sforzo di tutti nel dare vita ad una festa tanto riuscita.

Sono abituata a vedere set cinematografici, motivo per cui l'occhio andava a cercare errori ed imperfezioni là dove uno meno allenato non avrebbe visto niente, ma poi il cervello diceva: Oh bimba, tutto questo è stato creato non da professionisti, ma da persone che hanno un lavoro ed una vita che nulla ha a che vedere con gli allestimenti, cinematografici e non! Da persone che dedicano parte del loro tempo libero a progettare, realizzare e infine rappresentare questa festa. Impossibile descrivere a parole la cura, l'attenzione, lo sforzo, nel mascherare un paese del 2011 e trasformarlo secondo le richieste.




La parte davvero impossibile è stata quando, a fine giornata, dopo gli ingressi in piazza dei rioni durante quattro magnifiche sfilate - il cui unico tema ricorrente era l'allegria ed il divertimento e che mi hanno veramente coinvolto - ci siamo ritrovati a dover tirare le fila di tutto quello che avevamo visto e a dover dare dei voti da 1 a 10 secondo quattro diversi criteri di valutazione.
Un pianto ed un lamento e abbiamo votato. Questa parte non mi è piaciuta proprio, sarei voluta scappare fuori. E non credo di essere stata l'unica, visto l'imbarazzo che ha regnato per il primo quarto d'ora, durante il quale noi giudici ci guardavamo nelle palle degli occhi e la tiravamo per le lunghe senza fare nomi.
Povera, vera ed unica vittima della giornata, il Notaio, che era alla sedicesima votazione (cioè da quando la festa ha avuto inizio), e ne conosceva sin troppo bene i meccanismi.

Vincitore? A mio avviso, tutti. Sulla carta, il Baluardo.
Inutile commentare l'assalto al Bacco, la statua che è stata trasportata a spalle nel rione vincitore.


Fine? Evidentemente...A fine giornata me ne sono andata per non assistere ai dibattiti che la vincita avrebbe sicuramente causato. Sono risalita sulla mia macchinetta e con la festa nel cuore, il vino nel sangue e l'uva sotto le scarpe me ne sono tornata a Portoferraio.



... e mi è toccato anche essere breve perché c'è CHI sostiene che i post devono essere brevi altrimenti non sono fruibili, e se non sono fruibili non andrebbero messi su internet che è un mezzo di diffusione, e quindi sarebbe un controsenso.



P.S. Le foto che accompagnano il post sono una gentile concessione del P, che ho fatto entrare come fotografo insieme alla Paci, ammessa a sua volta come Ospite d'onore, e che hanno quindi avuto la possibilità di visitare la festa subito dopo la giuria, e senza la ressa del pomeriggio. 

martedì 18 ottobre 2011

NONNA PAPERA AT WORK

Oggi ho fatto dei muffin alla zucca. Sono in fase Nonna Papera e sento che cucinare mi fa bene. Mettere insieme gli ingredienti seguendo procedimenti già sperimentati da altri, attendere un risultato per lo più scontato, gioire di facili successi mi dà serenità. E anche quando successi non sono, non si tratta certo di grandi tragedie, ma piccoli pastrocchi che tutt'al più finiscono nel bidone dell'umido (tranne quella volta che per fare il gazpacho ho fuso il frullatore, ma si sa che anche i grandi successi possono cominciare con delle catastrofi...). Ecco, di questo avrei bisogno anche fuori dalla cucina, di ricette facili, da seguire fiduciosamente e senza rischio di gravi catastrofi. 
Poi bisogna riconoscere una cosa: ma vuoi mettere la soddisfazione semplice, lineare, senza rovesci di medaglia che ti dà sfornare dei muffin perfettamente lievitati???*



* la ricetta l'ho presa qui, che è la mia fonte di ispirazione principale per questi attacchi di cucinite. Anche se poi confrontando i miei risultati con i suoi... 

domenica 16 ottobre 2011

MAL D'AFRICA?

Sono tornata dal Burkina da sei mesi ormai, e non ne ho più parlato. Sul blog intendo, nella vita ne ho riparlato eccome. Ma scrivere è un pò diverso, richiede un momento di riflessione in più, e sembra che le mie riflessioni si siano bloccate a quello che scrivevo 6 mesi fa.
E forse è anche così, perchè in questi sei mesi ho fatto altre cose, ho avuto altri pensieri. Nel frattempo di tanto in tanto ho continuato a collaborare con l'organizzazione con cui sono partita, in particolare ho accompagnato un paio di delegazioni che sono venute in Italia in questi mesi per fare da interprete. Inoltre sono in contatto con alcuni dei miei studenti con i quali avevo creato un gruppo su fb (esperimento a dir la verità abbastanza fallimentare, nato per metterli in contatto con studenti italiani, che hanno evidentemente altro a cui pensare). Infine con alcuni dei miei amici mi scrivo di tanto in tanto qualche sms per aggiornarci e darci un saluto.
E una parte del mio cervello è rimasta là, con i miei amici che continuano a combattere contro le innumerevoli difficoltà giornaliere, e che nonostante questo hanno la forza di affrontare ogni giorno con il sorriso sulle labbra, e trovano il tempo per sedersi intorno a un tavolo a ridere e scherzare e per chiederti come stai e se possono fare qualcosa per te, una parte del mio cervello ha continuato a pensare a quando sarei potuta tornare, e soprattutto a cosa avrei potuto fare. 
Quindi in realtà non ho mai smesso di pensarci. E finalmente qualche giorno fa, mentre stavo facendo tutt'altro, mi scrive il direttore dell'università, dicendo che mi aspettano con ben 5 classi quest'anno. E tutti i dubbi che avevo avuto, beh, si sono sciolti come neve al sole. Quindi sì, voglio tornare in Burkina: non subito certo, perche per i prossimi mesi ho da occuparmi di una seccatura di salute, ma sono sicura che tutte le difficoltà si risolveranno in qualche modo. E magari non tornerò da sola, perchè in Burkina ho incontrato una persona con cui ho condiviso ben altro che questa sola esperienza, e il destino ha voluto che me l'andassi a trovare in un altro continente quando abitava a 30 km da casa mia. Quindi spero che ci torneremo insieme e magari insieme riusciremo a dare un piccolo, minuscolo aiuto a questo paese che tanto ha fatto per entrambi.

ODE ALL'ADSL

Dopo 2 anni di connessione precaria con la chiavetta (che in una casa con i muri di mezzo metro e in un paesino sul cucuzzolo di una collina segna due tacche al massino quando prende bene) mi sono finalmente decisa a mettere l'adsl. Ed ho scoperto che, a dispetto dell'apparente arretratezza tecnologica di questo paesino medievale, internet va benissimo!! Ci volevano due anni di purgatorio informatico per arrivare al paradiso!! 

(Forse potevo decidermi prima, per esempio quando mia sorella quest'estate faceva la promoter per Telecom??? Naaaaa.... troppo facile!!)

mercoledì 12 ottobre 2011

VOTATE VOTATE VOTATE!!!


Verso fine luglio ci è arrivata una mail da parte di Daniele, dello Staff delle Guide Marco Polo, che ci invitava a partecipare ad un concorso. in quel periodo lavoravamo tutte e due, abbiamo risposto velocemente e abbiamo dimenticao tutto. 
Qualche giorno fa ci arriva un pacco da parte della Marco Polo. Ora, noi ADORIAMO i pacchi. Qualunque cosa contengano, è la magia della sorpresa, dello scatolone da aprire, della carta con i pallini da scoppiare. Questo scatolone conteneva due giode Marco Polo, di Roma e Stoccolma, una carta della Sardegna, uno di quei gadget fichissimi che non sappiamo usare (nello specifico una bussola-fischietto-termometro-gancio), un quadernino per gli appunti, una pennetta USB e l'invito a partecipare al concorso. E questa volta non potevamo certo dimenticarcene. Quindi... candidatura inviata! Ora siamo aspiranti viaggiatrici per le Guide Marco Polo. In palio un w-e da viaggiatrice e la possibilità di raccontare questa esperienza come Gioda Marco Polo. 
Quindi: Votate Votate Votate!! (qua il link, basta cliccare su "vota il candidato")
(AAArg, c'è tempo solo fino al 15 ottobre!!!)

ATTESE

Direi che per quest'anno possiamo salutare l'estate e il caldo.
Comincia il tempo dei maglioni, delle foglie gialle, della nebbia mattutina e dei piedi freddi. Arriva anche il tempo delle pere cotte con cannella e chiodi di garofano a cena, del camino acceso, e dei pigiamoni antistupro. 
Lo so che tra qualche mese, o addirittura tra qualche settimana non sarò più della stessa opinione, che anelerò al caldo e all'estate, ma per i prossimi giorni aspetterò il freddo con trepidazione e spererò addirittura in un bianco Natale!!


mercoledì 28 settembre 2011

PARTIRE E' UNA RINASCITA

Mi piace viaggiare per almeno un milione di motivi. Tutto sommato non mi interessa poi molto la meta, l’importante è partire. Probabilmente dipende dalle mie origini isolane: quando ero piccola prendere la nave anche solo per andare a Piombino mi sembrava una festa, una evasione dalla normalità, mille cose nuove da guardare e da fare.
Con il tempo questa passione per le partenze è rimasta, e lo testimoniano i miei continui spostamenti nazionali e extranazionali. È il semplice fatto di spostarsi, di vedere un metro più in là di dove stavo prima. Poi mi piace tornare e riscoprire cosa ho lasciato, ma nell'animo resto sempre un pò nomade. Appena tornata, anzi già mentre ritorno, penso a dove potrei andare al prossima volta.
Ai miei studenti di italiano alle volte faccio fare un test, di quelli che si trovano sulle riviste per l’estate, per introdurre il tema del viaggio; una delle domande chiede cosa significhi per loro un viaggio mal riuscito. Ogni volta che propongo questo esercizio mi chiedo cosa significhi per me un viaggio mal riuscito. E alla fine mi rispondo che non esistono viaggi mal riusciti, mi basta avere la possibilità di vedere qualcosa di nuovo, di inaspettato, e ne è valsa  comunque la pena.
Quindi i viaggi mi piacciono tutti, indistintamente, basta andare. Questo per dire che non è difficile farmi dire che la vacanza che ho appena fatto è stata bellissima. Ma in questo caso è stata anche meglio. Barcellona, sei giorni, e accanto una persona con cui condividere tutto.

Ho visto tanto tanto Gaudi, e sì, era un genio, di quelli che capitano una volta ogni 100 anni. Dovrebbe essere una visita obbligatoria, perché uno può anche decidere di preferire altro, ma bisogna vederlo in tutta la sua geniale fantasia decorativa e architettonica.



Ho camminato lungo viali alberati con il naso all'insù per ammirare decorazioni inaspettate e balconi modernisti.
Ho mangiato pesce fritto, gamberoni alla piastra, peperoni ripieni, e tanta crema catalana (e non solo!!! Nel caso non si fosse capito: uno dei motivi per cui mi piace viaggiare è provare cibi nuovi. Credo che la cucina sia un aspetto fondamentale per capire un posto sconosciuto, e diciamo che mi dedico con impegno e perseveranza alla scoperta… E dopo tante ricerche ho capito questo, che un popolo che inventa le tapas, cioè dei pezzettini di pane su cui mettere ogni ben di dio, che poi ogni tanto diventano mini porzioni di mille piatti squisiti, ha tutto il mio rispetto e la mia ammirazione, perché a differenza dell’italica abitudine di servire megaporzioni nei ristoranti, che ti tramortiscono già all’antipasto, con il risultato che godi meno perché non riesco a gustarti tutto, ecco, in Spagna in un pasto solo puoi mangiare 2, 3, 4 piatti squisiti senza morire!!).


 




Ho visto uno spettacolo di flamenco in un teatro eccezionale, dove lo spettacolo comincia quando già ti avvicini al palazzo, e poi aumenta in una serie di spalancamenti di occhi e di sussurrati “ohhh, guarda là!” quando varchi la soglia, e poi sali le scale, poi attraversi i corridoi, e raggiunge il massimo quando ti ritrovi seduto (nel mio caso in posizione centrale e invidiabilissima) nella sala da concerti.



Ho scoperto (o almeno creduto di scoprire) locali deliziosi e sconosciuti alle grandi masse di turisti. Ho annusato come un cane da tartufo l'aria profumata di fritto e fantasia. Sono scappata dal caldo claustrofobico della metro, ed ho scoperto che gli autobus arrivano dovunque, sono meno affollati e ti mostrano angoli e prospettive che con la guida sola non vedresti. 
Mi sono accodata dietro ad una processione lunghissima che portava a spasso per la città una Madonna pesantissima, tra preghiere e scatti dei turisti.




E poi ho camminato tanto, anzi abbiamo camminato tanto, e non è una precisazione da poco, perché io per godermi qualcosa ho bisogno di condividerla, solo così i colori diventano più colori e la fatica dei chilometri si sente meno.
Quindi sì, questa vacanza è stata decisamente più meravigliosa delle altre!!







mercoledì 7 settembre 2011

TRENI E SCELTE

(regionale Viareggio-Pisa, circa ore 12 di qualche giorno fa)

"Papà, cosa si può studiare all'università?"
"Ma... non so...tante cose..."
"Medicina no, non mi ispira fare il medico"
"Devi studiare sei anni e forse anche di più ..."
"Ma scusa, ma non puoi studiare a casa? Devi per forza andare all'università?"
"No, un pò segui le lezioni, un pò stai a casa con noi..."
"E poi, in cosa altro ci si può laureare? Medicina, poi?"
"Ingegneria"
"Ma qualcosa tipo per diventare (rumore di treno) lingue... o tipo avvocato..."
"Sì, puoi studiare legge. Poi c'è filosofia, ma quella è per geni. Poi a filosofia fai tutte le lezioni vicine, nell'arco di 30 metri fai tutto, mentre a legge ti devi spostare, devi uscire"
"Ok, allora faccio legge"
...

Non devo più dimenticare le cuffie per l'mp3 a casa quando prendo il treno.

AAA CERCO LAVORO

Rieccomi disoccupata e alla ricerca di un lavoro. Nessuna tragedia, era un impiego stagionale e lo sapevo quando ho iniziato che a settembre avrei finito. Ma essere disoccupata è una condizione che odio, e non solo per l'aspetto economico, che comunque incide notevolmente. E' che detesto non avere niente, o comunque poco, da fare, perchè non riesco a godermelo questo niente o comunque poco da fare, mi fa sentire terribilmente in colpa, quindi mi sveglio ugualmente presto la mattina per ciondolare tutto il giorno alla ricerca di qualcosa che dia un senso alla giornata. Che poi non è che non abbia proprio niente da fare, devo cercarmi un lavoro. Ed è una faccenda seria: curriculum in tre lingue, lettere di presentazione, ricerche e attese... 
Il fatto è che dopo tre anni di dottorato e un anno inutilmente perso alla ricerca di borse post-doc ho deciso di optare per un piano B. Bella l'idea del piano B, l'idea della flessibilità, niente è per sempre e la tua vita può cambiare da un momento all'altro, quindi tieni sempre pronto un piano B. Inventati una nuova vita, nuovi interessi, nuovi sogni e nuovi traguardi. E ho scoperto che mi piace davvero, perchè le cose da fare in una vita sono infinite ed è quasi un peccato doverne scegliere una sola. Oddio, parliamoci chiaro, se il piano A avesse funzionato non è che mi sarei lamentata, ma così non fu e mi adattai.
E questa idea della flessibilità mi è piaciuta al punto che sto quasi pensando ad un piano C...


Nel frattempo preparo la partenza per Barcellona. Lo so che ho poco da andare in vacanza, ma per anni ho aspettato il momento migliore per andare in posti o fare cose e sono rimasta ferma ad aspettare al palo, quindi la mia nuova filosofia di vita è fare e non aspettare. Dicevo, intanto preparo: leggo guide e romanzi, preparo percorsi in giro per la città e cerco indirizzi di ristoranti. Mi aspettano 5 giorni di camminate e mangiate infinite!!

giovedì 1 settembre 2011

ICARO VOLA


Pensavo, e non da ieri, che è bello avere qualcuno che ascolta i tuoi desideri. Ed è ancora meglio quando questo qualcuno li ascolta e cerca di esaudirteli, per quanto possibile. E' per questo che ieri ho volato!!! Su un ultraleggero, un P92 per l'esattezza. 36 minuti a 150 metri da terra, a guardare tutto dall'alto, in compagnia di Ercole, un pilota baffuto. Niente paura, volo meraviglioso, anche se c'era un pò di vento, decollo e atterraggio come su un materasso. Certo, quando ho visto l'aeroplanino (ino ino) tirato fuori dall'hangar su un carrellino, e quando a un certo punto, dopo quelli che mi sono sembrati due metri di rincorsa, mi sono accorta di avere l'aria sotto di me... non è paura, mi fidavo del pilota, ma... insomma, se fossimo fatti per volare avremmo le piume e le ossa cave!! Ma il pensiero è durato due minuti, i restanti 34 me li sono goduti completamente.
Ovviamente non posso esimermi dall'aggiungere il mio contributo da neo-icaro alla quantità di banali riflessioni che esperienze del genere provocano in chiunque. Quindi siete avvertiti, quanto segue è banale, trito e ritrito!
Durante quella breve mezz'ora la mia mente non ha partorito pensieri sulla nostra piccolezza e il nostro essere formichine, sull'immensità del cielo sopra di noi, sulla fragilità della vita umana, ecc... no. 
Il mio originale pensiero si è concentrato sulla pulizia: dall'alto sembra tutto incredibilmente pulito. I campi perfettamente arati, gli alberi geometricamente potati, le case ristrutturate, tutto, le strade, le spiagge, tutto sembra assolutamente preciso, anche le fabbriche. E lo so bene che nei fossi ci sono sterpaglie, che le strade sono piene di buche, che le case hanno le crepe e gli alberi crescono in modo totalmente anarchico. Ma la lontananza nasconde tutte le imprecisioni e rende tutto come disegnato con i pennarelli. 
Anche i pensieri si puliscono, i contorni si fanno più netti, perdono le appendici inutili, si separano gli uni dagli altri in modo chiaro e distinto. E uno si accorge che in realtà i pensieri che veramente occupano la nostra terra sono davvero pochi, due o tre al massimo. Ecco, ho volato per scoprire, o meglio per riscoprire, di quante cose inutili e superflue si sporca il cervello.
L'avevo detto che il pensiero non era particolarmente originale, prometto con il paracadute di pensare a qualcosa di più originale!








lunedì 8 agosto 2011

tutto fa esperienza, ma l'esperienza non è tutto...

Decisa a non perdere tempo per fare vacanza durante l'estate (essendo stata disoccupata mezzo inverno),  e desiderosa di guadagnare due lire (o euri che dir si voglia), quando sono rientrata in Italia ai primi di luglio, ho deciso che avrei trovato un lavoro estivo.
Lavoro da quando ho 16 anni, facendo la lava barche, la barista, la cameriera, in bar e discoteche e locali chicchettosi, la falegnama, ho allestito mostre e per 5 anni ho fatto l'assistente scenografo/arredatrice, il che comporta che ho lavorato da grafica, so parlare con la gente, fare in modo che loro si fidino di me, e so vendere, se si considera che almeno un milione di volte mi è toccato fare in modo che un regista non mi prendesse a calci nel posteriore quando gli portavo qualcosa che non rispondeva proprio all'idea di gradevole alla vista, ma rispettava le esigenze produttive di fare una schifezza ma economica... insomma: mi sono sempre data da fare.
Così sono partita di gran carriera e mi sono battuta tutte le agenzie interinali di Potedera, S. Croce sull'Arno, San Miniato, Pisa, Firenze e Empoli. Inoltre, incollata a internet, ho spulciato tutti i siti immaginabili che offrono lavoro. E che cosa ti ho trovato a parte un lavoro da Animatrice, che mi avrebbe portato in Egitto, ma che per problemi logistici non ho potuto accettare? Un fantastico lavoro da Promoter per vendere contratti telefonici!!!!
Wow, diranno alcuni, prima di mettersi a vomitare. Il buono di una settimana spesa tra le porte scorrevoli e cigolanti di un supermercato sperduto tra le colline toscane è stato che non preso caldo. Cosa di cui per altro, dopo 2 anni a Londra, ne avrei avuto anche voglia.
Contratti venduti? 1. Upgrade? 1. E tutti che si sono fermati di proposito, perchè di quei poveracci che ho fermato io nessuno si è anche solo sognato di lasciarsi convincere a firmare un contratto. Soldi guadagnati in una settimana di lavoro? Euro 45,00. Se ci passavo il mese diventavo ricca.
In compenso ho scoperto cose molto interessanti, come il fatto che a Spianate c'è la Sagra della Polenta a Palle e che l'Adsl è arrivato da poco. Ho scoperto inoltre che a La Querce l'Adsl non è arrivato. Inoltre, imparando a leggere le bollette del telefono, ho scoperto che ci fanno pagare pure la spesa della fattura a casa.
Che altro? Ah sì, che il lavoro da Promoter, che implica il fatto che devi rompere i maroni alla gente, non fa per me. 
Risultato? Domani me ne vado a Roma e poi in ferie. Dove non lo so, spero solo che i 45 euro (che mi verranno retribuite a dicembre) mi bastino....  

sabato 6 agosto 2011

I LOVE HATE SHOPPING

Mercoledì pomeriggio dopo aver incassato il mio (magro) stipendio, ho deciso che era finalmente arrivata l'ora di affrontare il problema spese: non ho un portafoglio, o meglio ne ho uno più grande della borsa e che pesa mezzo chilo vuoto, ho bisogno di pantaloni corti, e anche la mia borsa attende ormai da mesi di essere mandata in pensione. Aggiungete poi che ci sono i saldi: il successo della mia impresa sarebbe dovuto essere assicurato. 
Dimenticavo la premessa essenziale: odio fare shopping. lo shopping (di abbigliamento e borse intendo) non mi gratifica, anzi, semmai mi deprime, mi annoia e insomma non mi piace. Per diversi motivi: le persone, le luci, i manichini, le commesse, la mia indecisione, detti così come mi vengono in mente, ma ce ne sono sicuramente altri.
Comunque mercoledì mi sono detta, vai, è il giorno giusto, non c'è tanta gente perchè tutte le persone sensate saranno sicuramente al mare e quelle che non ci sono andate staranno lavorando, hai le idee abbastanza chiare su quello che ti serve, hai un paio di ore libere e hai un pò di soldi in tasca.
Ma non facevo i conti con la mia intolleranza alle strategie di marketing. 
Punto primo: la musica discotecara dei negozi, lo so che dovrebbe dare l'idea di un posto ggggiovane, ma a me snerva e mi fa venire voglia di scappare. 
Punto secondo : i mega cartelloni "saldi al 70%" fuori dai negozi mi avrebbero dovuto far intuire che stanno raschiando il fondo del barile, ma incurante del pericolo entravo ugualmente. In media la merce in saldo era buttata letteralmente in un angolo, spiegazzata e disordinata, mentre il resto del negozio era occupato dai "nuovi arrivi". Ora, se 'sti fondi di magazzino li vuoi vendere, rendili vendibili, altrimenti lasciali negli scatoloni in cui giacevano dimenticati e amen! Perchè se io entro per cercare una maglietta estiva e il negozio è occupato da tailleur invernali, io la maglietta estiva neanche mi ci provo a cercarla, perchè vedere i miseri resti accatastati in fondo accanto agli articoli nuovi, ben ordinati e ben esposti, mi fa passare ancora di più la voglia di comprare!
E poi: 9,99 euro. Ma come si fa a non sentirsi presi in giro??? Ma davvero c'è chi vede una maglietta prezzata 9,99 euro e pensa: "wow che affare, costa meno di 10 euro, ora ne prendo 2 così risparmio un sacco di soldi"? 
Poi c'è il problema che io la moda non la capisco. Nonostante cinque anni di adolescenza milanese, a me le mode arrivano sempre un pò dopo, quando ormai sono già passate. Sto cominciando solo ora a pensare che forse sì, quest'inverno un paio di leggins potrei anche comprarli, e scopro adesso che i pantaloni corti estivi non esistono più. Cioè, o si comprano mutande di jeans, o pinocchietti. Posto che le mutande di jeans non le comprerò mai, adoro i pinocchietti e ne ho parecchi, ma fa caldo, e avrei tanto voluto comprare dei bei braconi larghi al ginocchio. Impossibile! Anche con il portafoglio non sono stata fortunata, perchè pare che una donna debba girare con un portafoglio che se ci metti dentro tre monete ti serve poi un trolley per portarlo. 
Per quanto riguarda la borsa poi altro buco nell'acqua perchè io non so scegliere, ma evidentemente non la pensano allo stesso modo i gestori di negozi di accessori, che accatastano modelli su modelli, ognuno in almeno tre tonalità diverse, e io dopo 3 minuti perdo le speranze e esco.
E comincio a farmi domande sul perchè certe cose che piacciono a tanti a me proprio non riescono a piacermi*, perchè devo sempre criticare tutto, perchè non mi accontento mai, ecc... e paranoie a manetta e shopping sempre meno.
Alla fine sono tornata a casa con due magliette (uguali a quella che stavo indossando) e due guide turistiche: a settembre si va a Barcellona e il prossimo viaggio è a Istambul! E sono sicura che appena ho tempo di rovistare un pò nell'armadio un paio di braconi di qualche anno fa li trovo di sicuro.


*Ecco, non c'entra niente, ma ce lo metto lo stesso. Un'altra cosa che a tanti piace ma che io non sopporto sono i macchinoni. Non solo i suv, intendo tutti i macchinoni, e con l'accrescitivo mi riferisco non solo alla stazza ma anche al prezzo. Perchè ogni volta che vedo un macchinone non posso non pensare a scene come quelle che ho visto ieri in un autogrill fuori Torino: un Maserati blu parcheggia davanti a noi, ne escono due vecchi panzoni e tre ragazze che a stento avranno fatto 60 anni in tre. E non erano le nipoti. L'ho sperato. Ma i due vecchi si sono avvinghiati a due delle ragazze mentre la terza rideva. Ecco, il macchinone io lo associo automaticamente a questi esemplari di esseri umani, che usano i soldi per sopperire a tutto quello che non hanno.

giovedì 28 luglio 2011

mi sento un velocipede

Nell'ultimo mese non ho dormito per una settimana di fila nello steso letto. Detta così potrebbe suscitare lussuriosi pensieri, lo so. Ohimè c'è ben poco di lussurioso nei miei ultimi spostamenti! Mai come in quest'ultimo anno mi sono sentita una pallina da ping pong. da maggio questa è stata la mia vita: Londra, San Miniato, Elba, Ostia, Malta, Roma, Elba, San Miniato, Londra, San Miniato, Pisa, San Miniato, Elba, San Miniato, Pisa, San Miniato, Firenze, Elba, Roma, Londra, San Miniato, Elba... da Lunedì aggiungerò l'amena ipercoop di Altopascio alla lista, ultimamente si tava facendo monotona.
L'altro giorno, quando quel santo di Pier mi è venuto a prendere a Pisa per portarmi a San Miniato, cambiare la valigia,  andare a dormire a Pisa e il giorno dopo mi ha dato uno strappo in aeroporto mi fa: adesso capsico perchè il blog si chiama "Sorelle in Movimento".
Voglio comprarmi una valigia nuova, la mia mi ha rotto. Visto che tanto ormai fa parte del mio guardaroba, voglio poterma cambiare ogni giorno. Potrei fare la sponsor di valigie.....che dite? E nel frattempo la Paci fa le liste. Possiamo aggiungere la valigia alla lista dei prossimi acquisti da fare?


mercoledì 13 luglio 2011

ESTATE

Non mi si prospetta una grande estate. Lavorerò sempre, zero possibilità di organizzarmi neanche tre giorni fuori, dal momento che scopro di settimana in settimana - per non dire di giorni in giorno - orari e luogo di lavoro. Inoltre mi pagano una vera miseria quindi non vedo neanche verosimile la possibilità di una vacanza posticipata, perché se alla fine delle vacanze avrò risparmiato qualcosa mi basterà a malapena per offrire una cena a quella povera anima che per colpa mia sopporterà con me i bollori estivi del Valdarno.

Poi però ho scoperto di avere un jolly.



Dopo una giornata di caldo e lavoro, perdersi nel tramonto sulla spiaggia con un panino in una mano e una birretta nell’altra davvero non ha prezzo.

venerdì 8 luglio 2011

PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI

Trovo sempre più affascinante questa mania delle liste. Ti costringe a fare ordine, razionalizzare e, vuoi o non vuoi, a creare gerarchie nell’anarchia dei pensieri*. Quindi ricompaio dopo un paio di mesi di latitanza con una bella lista nuova nuova: la liste delle 10 cose da fare prima che sia troppo tardi. Precisiamo, “prima che sia troppo tardi” nel senso che sono cose che mi piacerebbe fare, ma che continuo a rimandare per le ragioni più svariate, perché ci sono altre cose che prendono il sopravvento, perché me ne dimentico, perché in quel momento magari non ho voglia. Non si tratta per lo più di desideri impossibili, e magari metterli per iscritto e confessarli qua pubblicamente mi darà la spinta necessaria per cominciare a spuntare la lista.

1. Volare. Mi piacerebbe avere il coraggio di fare bungee jumping, ma mi nascondo dietro la scusa della miopia. Dicono infatti che si rischia il distacco di retina per il contraccolpo, ed io in quanto cecata (cecata vera, di due occhi non faccio 7 diottrie totali) sono già a rischio. È una vigliacchissima scusa, la realtà è che ho una paura matta e mi serve un dito dietro cui nascondermi. Ma buttarsi da un ponte appesi per un piede non è l’unico modo per provare l’ebrezza del volo, anche se è forse il più emozionante. Esistono anche il deltaplano, il paracadutismo o quella specie di gommone con le ali che vedo ogni tanto volare sopra il mare d’estate. Ecco, una di queste cose prima o poi mi piacerebbe provarle
2. Visitare una serie di posti che mi affascinano da sempre, vuoi per le letture, vuoi per i racconti di chi ci è stato, posti come la Siria e il Libano, la Russia ed i Paesi Scandinavi, l’Iran e l’Islanda.
3. Studiare l’arabo. Prima di tutto per un motivo puramente intellettuale, vedere cioè come funziona la struttura di una lingua non indo-europea (ci ho già provato con il moré, e non desisto, ma la mancanza di un insegnante mi rallenta non poco), e poi perché mi affascina la cultura dei paesi arabi e perché in gran parte dei paesi che mi piacerebbe visitare si parla l’arabo.
4. Mettere in ordine le innumerevoli  pile di fotocopie che periodicamente mi invadono la casa e che vengono di volta in volta nascoste in uno scatolone. Vorrei trovare un sistema permanente di catalogazione.
5. Leggere Alla ricerca del tempo perduto di Proust. Io amo i mallopponi da leggere, alla Guerra e Pace o I Miserabili. Me lo ero portato in Burkina, pensando che il tempo lungo africano mi avrebbe permesso almeno di cominciare l’opera. Ma non avevo fatto i conti con le interruzioni di corrente.
6. Svuotare l’armadio da vestiti e scarpe che non metterò mai (più). Per pigrizia a ogni cambio metto i superstiti delle passate stagioni in fondo all’armadio, con il risultato che mi ritrovo a volte con pile di pantaloni immettibili (per foggia o colore ormai totalmente inguardabili, o più semplicemente perché completamente usurati) che mi perseguitano, in particolare le mattine in cui sono in ritardo e dovrei vestirmi al volo.
7. Andare in Grecia e passare tre giorni sull’Acropoli. Nonostante una laurea e un dottorato in greco, ci sono stata solo al liceo, per 5 giorni, in un periodo della mia vita in cui ero più interessata alla vita notturna che alle rovine classiche. Per qualche anno ho provato a organizzare una vacanza, poi ogni volta subentravano problemi di varia natura, e ho deciso di smettere di organizzare. Prima o poi ci andrò, deve solo capitare.
8. Ricominciare ad andare a cavallo. L’ho fatto per anni da ragazzina, ci ho anche rimesso un incisivo, mi piaceva da morire, ci passavo le giornate, poi a Milano conobbi il lato snob dell’equitazione, e per me, abituata alle passeggiate in montagna e ai galoppi sulla spiaggia, fu una delusione. E così smisi.
9. Imparare a cucinare sul serio. Ogni tanto impiastro qualcosa in cucina, ma non sempre ne ho voglia e soprattutto non mi piace cucinare per gli estranei, perché non accetto critiche, sono già abbastanza ipercritica per conto mio, e sentirmi dire “io avrei messo più sale” mi mortifica e mi demoralizza. Ma mi piace, è l’unica attività in cui mi sento un po’ artistica, e vorrei avere la voglia e il tempo per dedicarmici con più continuità.
10. Imparare a giocare a bridge. Mia madre ogni anno mi dice di iscrivermi al corso, ma sono sempre troppo in movimento, e il bridge ha bisogno di tempo e concentrazione. Ma credo mi piacerebbe.

Non pongo limiti di tempo, anche perché certi desideri potrebbero essere di difficile realizzazione (per esempio l’Iran al momento mi sembra una destinazione a rischio), ma il solo fatto di avere una lista mi rende propositiva!


*Nel mio caso si tratta di un ordine puramente apparente, perché in media le liste accuratamente redatte si moltiplicano, si dividono, si accorpano con altre liste, fino a perdersi nei meandri di tasche, borse e quaderni.