mercoledì 28 settembre 2011

PARTIRE E' UNA RINASCITA

Mi piace viaggiare per almeno un milione di motivi. Tutto sommato non mi interessa poi molto la meta, l’importante è partire. Probabilmente dipende dalle mie origini isolane: quando ero piccola prendere la nave anche solo per andare a Piombino mi sembrava una festa, una evasione dalla normalità, mille cose nuove da guardare e da fare.
Con il tempo questa passione per le partenze è rimasta, e lo testimoniano i miei continui spostamenti nazionali e extranazionali. È il semplice fatto di spostarsi, di vedere un metro più in là di dove stavo prima. Poi mi piace tornare e riscoprire cosa ho lasciato, ma nell'animo resto sempre un pò nomade. Appena tornata, anzi già mentre ritorno, penso a dove potrei andare al prossima volta.
Ai miei studenti di italiano alle volte faccio fare un test, di quelli che si trovano sulle riviste per l’estate, per introdurre il tema del viaggio; una delle domande chiede cosa significhi per loro un viaggio mal riuscito. Ogni volta che propongo questo esercizio mi chiedo cosa significhi per me un viaggio mal riuscito. E alla fine mi rispondo che non esistono viaggi mal riusciti, mi basta avere la possibilità di vedere qualcosa di nuovo, di inaspettato, e ne è valsa  comunque la pena.
Quindi i viaggi mi piacciono tutti, indistintamente, basta andare. Questo per dire che non è difficile farmi dire che la vacanza che ho appena fatto è stata bellissima. Ma in questo caso è stata anche meglio. Barcellona, sei giorni, e accanto una persona con cui condividere tutto.

Ho visto tanto tanto Gaudi, e sì, era un genio, di quelli che capitano una volta ogni 100 anni. Dovrebbe essere una visita obbligatoria, perché uno può anche decidere di preferire altro, ma bisogna vederlo in tutta la sua geniale fantasia decorativa e architettonica.



Ho camminato lungo viali alberati con il naso all'insù per ammirare decorazioni inaspettate e balconi modernisti.
Ho mangiato pesce fritto, gamberoni alla piastra, peperoni ripieni, e tanta crema catalana (e non solo!!! Nel caso non si fosse capito: uno dei motivi per cui mi piace viaggiare è provare cibi nuovi. Credo che la cucina sia un aspetto fondamentale per capire un posto sconosciuto, e diciamo che mi dedico con impegno e perseveranza alla scoperta… E dopo tante ricerche ho capito questo, che un popolo che inventa le tapas, cioè dei pezzettini di pane su cui mettere ogni ben di dio, che poi ogni tanto diventano mini porzioni di mille piatti squisiti, ha tutto il mio rispetto e la mia ammirazione, perché a differenza dell’italica abitudine di servire megaporzioni nei ristoranti, che ti tramortiscono già all’antipasto, con il risultato che godi meno perché non riesco a gustarti tutto, ecco, in Spagna in un pasto solo puoi mangiare 2, 3, 4 piatti squisiti senza morire!!).


 




Ho visto uno spettacolo di flamenco in un teatro eccezionale, dove lo spettacolo comincia quando già ti avvicini al palazzo, e poi aumenta in una serie di spalancamenti di occhi e di sussurrati “ohhh, guarda là!” quando varchi la soglia, e poi sali le scale, poi attraversi i corridoi, e raggiunge il massimo quando ti ritrovi seduto (nel mio caso in posizione centrale e invidiabilissima) nella sala da concerti.



Ho scoperto (o almeno creduto di scoprire) locali deliziosi e sconosciuti alle grandi masse di turisti. Ho annusato come un cane da tartufo l'aria profumata di fritto e fantasia. Sono scappata dal caldo claustrofobico della metro, ed ho scoperto che gli autobus arrivano dovunque, sono meno affollati e ti mostrano angoli e prospettive che con la guida sola non vedresti. 
Mi sono accodata dietro ad una processione lunghissima che portava a spasso per la città una Madonna pesantissima, tra preghiere e scatti dei turisti.




E poi ho camminato tanto, anzi abbiamo camminato tanto, e non è una precisazione da poco, perché io per godermi qualcosa ho bisogno di condividerla, solo così i colori diventano più colori e la fatica dei chilometri si sente meno.
Quindi sì, questa vacanza è stata decisamente più meravigliosa delle altre!!







mercoledì 7 settembre 2011

TRENI E SCELTE

(regionale Viareggio-Pisa, circa ore 12 di qualche giorno fa)

"Papà, cosa si può studiare all'università?"
"Ma... non so...tante cose..."
"Medicina no, non mi ispira fare il medico"
"Devi studiare sei anni e forse anche di più ..."
"Ma scusa, ma non puoi studiare a casa? Devi per forza andare all'università?"
"No, un pò segui le lezioni, un pò stai a casa con noi..."
"E poi, in cosa altro ci si può laureare? Medicina, poi?"
"Ingegneria"
"Ma qualcosa tipo per diventare (rumore di treno) lingue... o tipo avvocato..."
"Sì, puoi studiare legge. Poi c'è filosofia, ma quella è per geni. Poi a filosofia fai tutte le lezioni vicine, nell'arco di 30 metri fai tutto, mentre a legge ti devi spostare, devi uscire"
"Ok, allora faccio legge"
...

Non devo più dimenticare le cuffie per l'mp3 a casa quando prendo il treno.

AAA CERCO LAVORO

Rieccomi disoccupata e alla ricerca di un lavoro. Nessuna tragedia, era un impiego stagionale e lo sapevo quando ho iniziato che a settembre avrei finito. Ma essere disoccupata è una condizione che odio, e non solo per l'aspetto economico, che comunque incide notevolmente. E' che detesto non avere niente, o comunque poco, da fare, perchè non riesco a godermelo questo niente o comunque poco da fare, mi fa sentire terribilmente in colpa, quindi mi sveglio ugualmente presto la mattina per ciondolare tutto il giorno alla ricerca di qualcosa che dia un senso alla giornata. Che poi non è che non abbia proprio niente da fare, devo cercarmi un lavoro. Ed è una faccenda seria: curriculum in tre lingue, lettere di presentazione, ricerche e attese... 
Il fatto è che dopo tre anni di dottorato e un anno inutilmente perso alla ricerca di borse post-doc ho deciso di optare per un piano B. Bella l'idea del piano B, l'idea della flessibilità, niente è per sempre e la tua vita può cambiare da un momento all'altro, quindi tieni sempre pronto un piano B. Inventati una nuova vita, nuovi interessi, nuovi sogni e nuovi traguardi. E ho scoperto che mi piace davvero, perchè le cose da fare in una vita sono infinite ed è quasi un peccato doverne scegliere una sola. Oddio, parliamoci chiaro, se il piano A avesse funzionato non è che mi sarei lamentata, ma così non fu e mi adattai.
E questa idea della flessibilità mi è piaciuta al punto che sto quasi pensando ad un piano C...


Nel frattempo preparo la partenza per Barcellona. Lo so che ho poco da andare in vacanza, ma per anni ho aspettato il momento migliore per andare in posti o fare cose e sono rimasta ferma ad aspettare al palo, quindi la mia nuova filosofia di vita è fare e non aspettare. Dicevo, intanto preparo: leggo guide e romanzi, preparo percorsi in giro per la città e cerco indirizzi di ristoranti. Mi aspettano 5 giorni di camminate e mangiate infinite!!

giovedì 1 settembre 2011

ICARO VOLA


Pensavo, e non da ieri, che è bello avere qualcuno che ascolta i tuoi desideri. Ed è ancora meglio quando questo qualcuno li ascolta e cerca di esaudirteli, per quanto possibile. E' per questo che ieri ho volato!!! Su un ultraleggero, un P92 per l'esattezza. 36 minuti a 150 metri da terra, a guardare tutto dall'alto, in compagnia di Ercole, un pilota baffuto. Niente paura, volo meraviglioso, anche se c'era un pò di vento, decollo e atterraggio come su un materasso. Certo, quando ho visto l'aeroplanino (ino ino) tirato fuori dall'hangar su un carrellino, e quando a un certo punto, dopo quelli che mi sono sembrati due metri di rincorsa, mi sono accorta di avere l'aria sotto di me... non è paura, mi fidavo del pilota, ma... insomma, se fossimo fatti per volare avremmo le piume e le ossa cave!! Ma il pensiero è durato due minuti, i restanti 34 me li sono goduti completamente.
Ovviamente non posso esimermi dall'aggiungere il mio contributo da neo-icaro alla quantità di banali riflessioni che esperienze del genere provocano in chiunque. Quindi siete avvertiti, quanto segue è banale, trito e ritrito!
Durante quella breve mezz'ora la mia mente non ha partorito pensieri sulla nostra piccolezza e il nostro essere formichine, sull'immensità del cielo sopra di noi, sulla fragilità della vita umana, ecc... no. 
Il mio originale pensiero si è concentrato sulla pulizia: dall'alto sembra tutto incredibilmente pulito. I campi perfettamente arati, gli alberi geometricamente potati, le case ristrutturate, tutto, le strade, le spiagge, tutto sembra assolutamente preciso, anche le fabbriche. E lo so bene che nei fossi ci sono sterpaglie, che le strade sono piene di buche, che le case hanno le crepe e gli alberi crescono in modo totalmente anarchico. Ma la lontananza nasconde tutte le imprecisioni e rende tutto come disegnato con i pennarelli. 
Anche i pensieri si puliscono, i contorni si fanno più netti, perdono le appendici inutili, si separano gli uni dagli altri in modo chiaro e distinto. E uno si accorge che in realtà i pensieri che veramente occupano la nostra terra sono davvero pochi, due o tre al massimo. Ecco, ho volato per scoprire, o meglio per riscoprire, di quante cose inutili e superflue si sporca il cervello.
L'avevo detto che il pensiero non era particolarmente originale, prometto con il paracadute di pensare a qualcosa di più originale!