giovedì 22 dicembre 2011

NATALE IN TRANSITO

Natale in trasferta per me e la mutter. Domani caricheremo scope e ramazze sul treno (non che un numero di regali esiguo soprattutto per costo ma voluminoso quando a ingombro) e andremo a Roma dalla sister. Ci aspettano infinite scarpinate su e giù per i colli della capitale, qualche mostra (suggerimenti?), un pò di parentame e cibo a volontà. Quindi ... buone magnate a tutti!

domenica 11 dicembre 2011

IL QUESTIONARIO DI PROUST

Il questionario di Proust si chiama così non perché lo ha inventato Proust ma perché lui lo ha reso famoso. Me lo sono trovato davanti per caso e ho provato a rispondere. Ed ho scoperto di non sapere tante cose di me, alcune risposte me le sono dovuta andare a scavare dentro, alcune risposte sono banali e superficiali, ad alcune risposte non ho proprio trovato risposta. Provateci anche voi.

Il tratto principale del mio carattere.
Un misto inestricabile di durezza e tolleranza. Ma andrebbe chiesto a chi mi sta intorno.
La qualità che desidero in un uomo. 
L’onesta, per prima cosa verso se stessi.
La qualità che preferisco in una donna. 
L’onesta, per prima cosa verso se stessi.
Quel che apprezzo di più nei miei amici.
La lealtà.
Il mio principale difetto.
La pigrizia e la superficialità che ne deriva.
La mia occupazione preferita.
Parlare. Forse non è la preferita ma è sicuramente quella che pratico maggiormente.
Il mio sogno di felicità.
Una mansarda con le pareti ricoperte di libri e il soffitto di vetro, una persona con cui condividerla, un lavoro soddisfacente, pochi amici ma buoni, salute e serenità per i miei familiari.
Quale sarebbe, per me, la più grande disgrazia.
Accorgersi di aver sbagliato tutto, e purtroppo mi è già capitato. La morte delle persone care, ed anche questo mi è già capitato. Tutto si supera.
Quel che vorrei essere. 
Soddisfatta.
Il paese dove vorrei vivere. 
Impossibile scegliere. Ogni volta che vado in un posto nuovo penso che mi piacerebbe viverci. Dovendo scegliere sceglierei vicino al mare, non una metropoli ma neanche un paesino.
Il colore che preferisco. 
Blu? Celeste? Rosso? Dipende da dove devono stare.
Il fiore che amo. 
Margherita di campo
L'uccello che preferisco. 
Il pettirosso e il gabbiano. Tra i due non riesco a scegliere. Il gabbiano è il viaggio, il pettirosso è la tranquillità di casa.
I miei autori preferiti in prosa. 
Victor Hugo.
I miei poeti preferiti. 
Non leggo poesia di solito. Dai ricordi scolastici tiro fuori Carducci, che descrive la mia terra.
I miei eroi nella finzione. 
Non mi piacciono gli eroi.
Le mie eroine preferite nella finzione. 
Come sopra.
I miei compositori preferiti. 
Bach da ascoltare, Chopin da suonare, Mozart da ascoltare e suonare.
I miei pittori preferiti. 
Tutti gli impressionisti.
I miei nomi preferiti. 
Dipende da chi li porta.
Quel che detesto più di tutto. 
La falsità, in primo luogo con se stessi.
I personaggi storici che disprezzo di più. 
I cortei di personaggi minori che hanno permesso e promosso e circondato le grandi dittature.
L'impresa militare che ammiro di più. 
Non ci sono imprese militari da ammirare.
La riforma che apprezzo di più. 
Quella che ha reso l’istruzione primaria pubblica, obbligatoria e gratuita.
Il dono di natura che vorrei avere. 
La costanza
Come vorrei morire. 
Senza soffrire
Stato attuale del mio animo. 
Sereno variabile.
Le colpe che mi ispirano maggiore indulgenza.
Quelle per eccesso di passione.
Il mio motto.
Fatti non foste a viver come bruti. Non è un motto ma lo ripeto spesso a chi cerca di giustificare le debolezze altrui (o le mie).

Adesso a voi la palla.

sabato 3 dicembre 2011

VANGELI E TATTOO

Siamo in crisi nera tutti, si sa, e anche il mercato delle ripetizioni (tanto amate dagli insegnanti, disoccupati o no) langue. Da agosto pubblico annunci per le ripetizioni e attacco foglietti ovunque ma chiamate zero. 
Finalmente la settimana scorsa mi telefona un ragazzo. Mi dice che ha problemi con una versione di greco. Ok, vieni domani alle 5 e già mi preparavo alla nuova magra ma comunque vitale entrata. 
Il ragazzo arriva, con tanto di cicchino in bocca, motorino smarmittato, mezza cresta e pantalone sbracato con vari campanacci attaccati. Lo faccio entrare e noto subito che gli manca quell'aria un pò sottomessa che caratterizza tutti gli studenti di fronte a un insegnante sconosciuto. Si siede e mi fa "Devo tradurre una frase dall'italiano al greco, che me la voglio far tatuare sul braccio". Con l'arabo era stato più facile, mi racconta, aveva fermato un marocchino che gliela aveva tradotta al volo (e mi mostra fiero il foglio con uno scarabocchio che, per qual che ne potevamo sapere sia io che lui, poteva significare qualunque cosa), ma quei citrulli del classico onn gli avevano saputo tradurre quella frase in greco. Per chi non lo sapesse non esistono neanche i vocabolari italiano-greco, non si fa MAI una traduzione dall'italiano al greco (in Francia lo fanno per l'aggregation, e passano anni a preparare quell'esame). Comunque io mi metto a tradurla, ma dopo 2 minuti Pier, che di mestiere fa l'inforatico (e mi sembra abbastanza significativo come particolare), trova la frase già tradotta su internet con tanto di spiriti e accenti (era una frase del Vangelo di Matteo (!!): "non giudicate per non essere giudicati". Bisogna dire che l'avevo già tradotta anche io ma avevo usato un verbo diverso per "giudicare"...) e la cosa si risolve velocemente. 


Ecco, a questo serve oggi il greco, a tradurre una frase con la quale (s)fregiare il corpo di un giovane con la cresta... e come se non bastasse ormai è un lavoro che possoon fare anche gli informatici.