domenica 22 dicembre 2013

Pasta al tonno e biscotti

Botta di malinconia senza senso che arriva all'improvviso, quando al supermercato vedi due studenti che fanno la spesa. Pane, biscotti, wurstel e tonno.
Ci sono dei piatti che ho mangiato solo durante il periodo universitario: la pasta al tonno e la piadina. E quelle pappine liofilizzate all'aroma di asparagi, carciofi o altro.
Quando sono arrivata all'università ho mangiato insalata condita con la maionese per tre settimane, perché non sapevo cucinare neanche un uovo al tegamino, e mi vergognavo a confessare la mia ignoranza alle coinquiline. Quindi mangiavo l'insalata e fingevo pure mi piacesse.
Poi sono arrivate le cene tutte insieme, la pasta al tonno, le piadine di mezzanotte, le pappine di ritorno dalla palestra.
Poi ho cambiato città e anche nazione, e quando sono tornata era ormai finito da un pezzo il tempo della pasta al tonno*.
Adesso la pasta di quando non so cosa fare e "in frigo non c'è niente di niente" è una ben più elaborata pasta con acciughine, pomodori secchi, capperi sotto sale, semi di finocchio e pan grattato, tutta un'altra storia.
E non ci penso neanche più alla pasta al tonno, finché non vedo due studenti che caricano la spesa nello zaino prima di tornarsene a casa in bici.


* A ripensarci bene in realtà il sapore della pasta al tonno l'ho risentito recentemente, e ci ho messo un pò a identificarlo.
Burkina, caldo, piatto di spaghetti al pomodoro, mangio e sento che manca qualcosa, e ci metto un pò a capire che quello che sento è il sapore del tonno e quello che manca è la consistenza del pezzetto di tonno.
Scopro che il sugo di pomodoro è stato fatto utilizzando l'olio riciclato dalla scatoletta di tonno.

venerdì 20 dicembre 2013

ED E' DI NUOVO NATALE


Tanto atteso quanto temuto. Perché significa che è passato un anno dal Natale scorso, che siamo invecchiati un pò di più, e che siamo ancora a metà dell'inverno. Trascorrerò questo Natale dei miei 30 anni lassù, in quel paesino che, vuoi o non vuoi, è stato una delle molle che hanno dato vita a questo blog. Nella ricerca di parole felici che possano descrivere questo evento, oggi riesco a trovarne solo una: speranza. Anche io sono succube degli anni che passano, con la costante paura di non vivere abbastanza tutte le possibilità che la vita ti pone davanti. Il continuo timore di non fare abbastanza esperienze, di non vivere abbastanza, perché la nostra generazione è troppo concentrata a tirare avanti, a guadagnarsi la pagnotta (quando ne ha la possibilità), ad aver paura che se non sali sul treno oggi domani andrai a piedi, che finiamo per non godere di quello che dovremmo: i nostri famigerati 30 anni. Costretti a chiederci l'un l'altro: e tu cosa farai da grande? Siamo già grandi, noi generazioni dell'80, troppo per sentirci giovani  e poco per sentirci vecchi. In un' Italia martoriata che è stanca di vivere, non abbastanza vecchia ma nemmeno tanto giovane. Quindi sì, SPERANZA è la parola di questo Natale, per chi ci conosce un pò di più, speranza di trovare, un giorno, il mio posto al sole, che, evidentemente, ancora non ho trovato.
Vi auguro a Tutti Buon Natale, Felice Anno Nuovo e Tanta, Tanta Speranza.