giovedì 25 dicembre 2014

Ed è davvero un buon Natale!

Natale in famiglia, con il primo albero di Natale in una casa davvero "nostra", vischio e agrifoglio in ogni angolo, e un delirio di gadget natalizi sparsi per casa.
E questo è il regalo che io e la sister ci siamo fatte...

Casetta di pan di zenzero

Ed è solo è l'inizio, perché per chi non lo sapesse la sister di mestiere fa questo, e per l'anno prossimo abbiamo intenzioni molto bellicose...

Bozzetto teatrale

martedì 4 novembre 2014

Il tempo delle mele (cotte)

Questo non è un blog di cucina, ma è iniziato l'inverno, e con l'inverno ricomincio con la mia versione della mela cotta. La dolce, confortante, mela cotta, che ogni inverno torna insieme alle ciabattone con il pelo e al plaid davanti alla TV.

ingredienti della mela cotta
Servono le mele (rigorosamente della qualità che avete in casa), zucchero di canna, cannella e chiodi di garofano, se volete abbondare anche uvetta e pinoli, se le avete in casa anche pere. 

Mele (e pere) a pezzetti in un pentolino con acqua e zucchero, i chiodi di garofano e le stecche di cannella li metto in uno di quei cestini per il tè così poi li levo più facilmente, l'uvetta se ce l'avete ci sta bene. 

Far cuocere per un pò, in genere il tempo della cena, mentre tutti i profumi della cannella e dei chiodi di garofano si spandono per la cucina.


mele zucchero e cannella

Se rimane un pò brodoso fate ritirare un pò l'acqua senza la frutta e poi versate il caramello ottenuto sulla frutta. Se proprio volete viziarvi spolverata di cioccolato amaro. 
Da mangiare da soli o in compagnia. E buona serata.


mela cotta


lunedì 3 novembre 2014

Il giorno dopo

Il giorno dopo il colpo di stato tutti erano in strada a ripulire i disastri del giorno prima. Che bella lezione di civiltà.

Ma mentre la gente gioiva in strada della libertà ritrovata cominciava il dopo: un potere che per 27 anni è stato nelle mani di uno solo è ora difficile da riassegnare, le manifestazioni non sono ancora finite e la storia è ancora tutta da scrivere.

venerdì 31 ottobre 2014

God bless Burkina

In Burkina ormai il dado è stato tratto. In mezzo alla confusione più totale Blaise ha mollato e ora chissà. E sono due giorni che seguo le news e ascolto una radio del Burkina e mando messaggi a tutti i miei amici di Ouaga, attendendo invano risposte che non arrivano perché le linee telefoniche saranno congestionate e quindi non serve neanche preoccuparsi. Inoltre 4 volontari, 4 amici, sono chissà dove, spero lontani dalla capitale, e spero che riusciranno a rientrare o a restare dove sono, ma sani e salvi.

E finalmente un'amica su Facebook (santa tecnologia, chi dice che si stava meglio quando si stava peggio e se la prende con i social, è un ignorante) mi dice che ora la situazione è più calma e poi scompare nell'etere.
E leggo commenti di felicità e orgoglio, per essersi finalmente sbarazzati di un Presidente rieletto "democraticamente" da 27 anni, per la libertà ritrovata.
Ma io penso al mio Burkina, quello che forse ho idealizzato, e penso a tutti i problemi che ci sono, ai bambini con i loro occhi che ti perseguitano, alle mani dure di uomini e donne, e penso che no, non è giusto, perché per loro non cambierà niente, perché non viene niente di buono da accordi presi chissà dove tra militari e politicanti.

mercoledì 29 ottobre 2014

Ouaga: un milione di persone in piazza contro il presidente

Non che non me lo aspettassi, sin dalla prima volta che andai in Burkina ho sentito parlare del possibile referendum per permettere a Blaise di ricandidarsi al termine del suo ultimo mandato. E qualche mese fa un amico del Burkina mi aveva parlato della sua preoccupazione, perché il Presidente non pareva intenzionato a mollare, appoggiato dalla Francia, nonostante il malcontento della gente. Poi la settimana scorsa degli amici di Ouaga mi hanno aggiunto in un gruppo su whatsapp chiamato Patriotisme, e tra partite di calcio e  battute goliardiche, condividono il loro malcontento per la situazione nel loro paese.
E poi ieri tutti i social, addirittura i nostri giornali nazionali, si sono riempiti di queste immagini, e se da un lato guardando alcuni video pare di essere a una festa di paese, con la musica di sottofondo e gente che balla, dall'altro queste immagini fanno davvero temere in una degenerazione, e la domanda principale resta: che accadrà?

PS: seguendo vari gli account twitter di vari giornalisti, sono arrivata a questo video: il direttore dell'università in cui lavoravo mi portò a questo concerto nel 2011, da qualche parte (mi pare sulla sinistra guardando il palco), in mezzo a quella folla di ragazzi, ci sono pure io, che ballo e canto insieme agli altri.


venerdì 24 ottobre 2014

Back To Malta

Cosa posso dire sull'argomento? Sono così contenta che a volte mi manca il fiato, così come adesso mi mancano le parole.
Forse perchè su un'isola ci sono nata e cresciuta, ed avere la possibilità di fare il lavoro che amo in un posto che mi è consono mi entusiasma?
Forse perchè qui si sono realizzati alcuni dei miei sogni più irrealizzabili? Sono dovuta venire fino a Malta per trovare l'amore, quando a Roma era solo dietro l'angolo. Qui sto facendo il lavoro che amo come amo farlo, in modo grandioso. A Roma non me lo hanno mai permesso. E dico tutto questo quando Roma è la mia città e la mia casa, a Roma ho lasciato il cuore 12 anni fa, e mai più lo ritroverò. Forse è appallottolato sotto un capitello dei Fori Imperiali, o nascosto in un pertugio tra gli archi del Colosseo, o magari solo dietro quella serratura che apre le porte al Vaticano.


Ma Malta è così, o la ami o la odi. Bella da togliere il fiato, quel fiato che spendi per chiederti come mai non viene curata abbastanza, parole che si perdono con il vento che ti schiaffeggia, chiedendoti che domande fai. Sei a Malta, non dire fesserie! E sorridi poi quando ti raccontano della rivalità tra Gozitani e Maltesi, cosa che tenderesti a non prenderla sul serio, ma poi pensi al nostro campanilismo... Proprio io??? Che il mondo mi è crollato in testa quando ho scoperto di avere origini Pisane e non Livornesi? E poi rimani scioccato dalla generosità. Non ho mai visto un Maltese accendersi una sigaretta senza offrirtene prima una. Non importa chi sei, di partenza sei il benvenuto, poi, se ti comporti bene con loro diventi un amico per la pelle, altrimenti guai a te. Così come tutti i popoli del sud, o tutto o niente. E si spaccano in quattro se glielo chiedi per favore, ma li troverai a ridere ed a fare la pausa nei momenti più inaspettati se pretendi che ti ascoltino senza ascoltarli tu per prima. Pretendono rispetto e se lo meritano tutto. Hanno una grande storia e ne vanno orgogliosi.
Non credo che poteri mai abitarci, ma di sicuro ci tornerei 10, 100, 1000 volte.


domenica 28 settembre 2014

Se chiudo gli occhi ho ancora 10 anni, porto gli occhiali e sto rileggendo Piccole donne per la dodicesima volta

La lista chiamò e non potei sottrarmi.
Faccio però una premessa: fino alla fine delle medie sono stata una lettrice onnivora e compulsiva, ancora oggi mia sorella mi rinfaccia i pomeriggi passati in solitudine mentre io leggevo e rileggevo, libri nuovi e vecchi. Da quando aprivo gli occhi il libro mi seguiva a fare colazione, incastrato tra la marmellata e lo zucchero, mentre mi lavavo i denti, a scuola, il pomeriggio tra una lezione di pianoforte e una di tedesco, e la sera a letto quando riaccendevo la lampadina sul comodino di nascosto per finire solo quel capitolo.
In quegli anni di libri ne ho letti a centinaia, letti e riletti, fino a consumarne le pagine. E ogni tanto li ritrovo in qualche scaffale di soffitta, li apro e li sfoglio e mi sembra di tornare a quei pomeriggi infiniti.

1. Matilde di Roald Dahl. Penso di averlo letto almeno 10 volte. Non so se è davvero il primo libro che ho letto o se mi sono creata nella mia testa una storia, di me che inizio a leggere prestissimo e che come primo libro leggo quello di una bambina che inizia a leggere prestissimo.
2. Piccole donne, tutti e quattro i libri di Louisa May Alcott, anche questi letti e riletti a più riprese, ho sognato di essere Jo (e chi non lo ha fatto), di vivere nella sua scuola, mi sono innamorata di Laurie e poi del Professor Bhaer, ho preparato il the con le bambine della scuola di Jo. E in un momento non particolarmente felice dell'età adulta me lo sono andato a rileggere per provare ritrovare almeno sulla carta quell'atmosfera spensierata.
3. Gli otto cugini. Oddio penso di aver letto tutto della Alcott, ma questa in particolare me lo ricordo per l'effetto che ebbe su mia sorella, che alla scoperta della morte di Charlie si rifiutò di finire il libro per solidarietà, e non sono mai riuscita a farle finire il libro e a farle scoprire che alla fine Rose (?) si consola presto con un altro cugino (oltre a questo un altro lutto afflisse l'infanzia della sister, ovvero quello per la morte di Nemesek dei Ragazzi della Via Paal)
4. Sandokan. Come si fa a sceglierne uno?
5. Ascolta il mio cuore, di Bianca Pitzorno. C'è un episodio che ancora mi torna in mente ogni volta che mi faccio una mangiata di pasticcini.
6. Una collana di cui non ricordo il nome, che raccontava di un gruppo di ragazzini avventurosi, di cui cercavo di emulare le gesta (solo che a me non capitavano mai i pirati o i contrabbandieri, e quindi mi limitavo a scavare buche nel giardino immaginando che fossero tunnel di salvataggio o tendere fili per casa per cattura il cane che ci veniva a dare la leccatina della buona notte).
7. Non trovo giusto escludere Dylan Dog e Diabolik solo perché sono fumetti. Letti e riletti anche questi, a casa di mamma c'è ancora uno scaffale in alto della libreria con i fumetti messi a doppio. Me li fece scoprire mia madre un giorno che ero rimasta a casa malata, e invece di portarmi un libro nuovo tornò a casa con una paccata di Dylan Dog e Diabolik.
8. La società dei gatti assassini, il mio primo giallo, protagonisti i gatti, e siccome in quegli anni vivevo circondata dai gatti ho provato a ritrovare in quelli veri i personaggi della finzione (ma i gatti sono sono cani e sfuggono a ogni tentativo di umanizzazione, come ho dovuto scoprire dopo anni di delusioni)
9. Speciale Violante. Non so perché questa storia mi è rimasta in testa tra tutti i Gaia Junior che mi sono letta, forse perché parla di ragazze normali in un paesino di provincia e io mi ci rivedevo un pò.
10. Da questa carrellata di ricordi non posso escludere il primo libri dei miei ricordi, che non ho mai letto, perché si è perso prima che imparassi a leggere. Non ricordo il titolo, doveva essere qualcosa tipo 365 favole della buona notte. Per anni me lo hanno letto per farmi addormentare, solo che io non mi addormentavo mai, e restavo nel letto a occhi chiusi a sognare di cambiare il finale della storia.

Sono andata a ricercare le copertine dei libri, e ringrazio Google Immagini che mi ha fatto tornare indietro con la memoria a quelle giornate senza pensieri.



sabato 9 agosto 2014

Alzi la mano chi non ha mai sognato di andare su un'isola disabitata

Questo è un post che avevo in bozza da più di un anno, e finalmente mi decido a rileggerlo e pubblicarlo.

Pianosa è sempre stata per me, bambina negli anni 80, una meta praticamente irraggiungibile, sede di un carcere di massima sicurezza, se mai l'ho immaginato l'ho più pensata più come a una specie di Alcatraz.
E invece al carcere di massima sicurezza un bel giorno arriva l'ordine di chiudere, mettete via tutto, impacchettate quello che vi serve, perché fra pochi mese vi veniamo a prendere, carcerati, secondini e Pianosini, gli abitanti del piccolo borgo, che a Pianosa ci erano nati e vissuti.
L'isola viene abbandonata e rinasce ad una nuova vita, una vita strana, perché diventa parte del Parco e come tale super tutelata, diventa deserta, perché in realtà a nessuno è permesso abitarci, tranne a qualche detenuto e secondino (non mi chiedete perché, non l'ho capito, saranno 6 o 7 persone in totale), diventa meta turistica, con un traghetto al giorno che porta gli ignari turisti in un paradiso selvaggio e abbandonato.
Il paesino infatti è un paese fantasma, con edifici vuoti e abbandonati a se stessi, le carceri sono chiuse, o meglio aperte, l'unica caletta in cui si può fare il bagno (vi ricordate che è Parco?) ha un'acqua che ... ma che ve lo dico a fare, se la volete vedere quell'acqua dovete andarci.




C'è un alberghetto gestito dai detenuti che si occupano anche del ristorante-bar nella pineta sopra Cala Giovanna, l'unica in cui è permesso fare il bagno. Non vi aspettate ombrelloni o lettini, Pianosa non conosce lussi.
Ogni mattina arriva la barca con i turisti e le guide, verso le 5 se ne riparte, durante il giorno è possibile fare delle escursioni con le guide, a piedi, in bici, kajak e non so che altro, in paese c'è una piccola esposizione di fotografie che vi raccontano l'isola come era, allestita e tenuta aperta da un gruppo di persone che di Pianosa sono ammalati. Sì, perché ci si ammala di un posto così disperatamente bello e abbandonato. Ogni anno si avvicendano le voci che prevedono ora una riapertura del carcere, ora una vera apertura al turismo e un ritorno dei vecchi residenti. Ma l'isola sta in troppe mani, tra Soprintendenza, Demanio, Chiesa (perché ci sono anche delle catacombe), Penitenziario e chissà chi altri fare qualcosa richiede sempre più tempo. E Pianosa, lentamente, torna alla natura.

Mi decido adesso a pubblicare questo post per far sapere ai miei 4 lettori che l'Associazione per la difesa dell'Isola di Pianosa (quelli che di Pianosa sono ammalati, ve li ricordate?) promuovono una campagna di sensibilizzazione del FAI per il recupero di Forte Teglia, insieme alla sezione Arcipelago Toscano di Italia Nostra.

Forte Teglia sovrasta il porto di Pianosa

Forte Teglia visto da Cala Giovanna




Questo edificio dal nome buffo, fatto costruire da Napoleone, fu utilizzato come caserma per la guarnigione militare. Il forte vive quindi con il carcere, e negli anni ‘50 arriva ad ospitare una pista da ballo improvvisata dove le mogli dei secondini e gli impiegati del penitenziario scacciarono i cattivi presagi abbandonandosi al "bughi bughi" della rinascita. Nel 1986 Madre Teresa di Calcutta, di passaggio in visita al carcere, fece istallare qui una statua della Vergine Maria visibile ancor oggi. Con la chiusura del carcere il forte, come tutta l’isola, venne abbandonato e destinato ad un triste degrado.



Ogni giorno che passa un pezzo del forte crolla, e per aderire e aiutare a salvare questo edificio, rappresentativo ed importante per Pianosa, occorre segnalare il Forte attraverso una delle seguenti modalità:
  • attraverso il sito 
  • utilizzando dell’App “I Luoghi del Cuore” 
  • compilando la cartolina distribuita presso le filiali del Gruppo Intesa Sanpaolo, i Beni del FAI aperti al pubblico, le Delegazioni del FAI distribuite su tutto il territorio 
  • compilando il Modulo raccolta firme.
C'è tempo fino al 30 novembre, ma la concorrenza di luoghi altrettanto belli e in pericolo in Italia è feroce. C'è anche un gruppo su Facebook: Salviamo Forte Teglia.



La casa dell'agronomo

Il muro fatto costruire per l'attuazione del 41bis

Il paese


La Madonna sopra Forte Teglia controlla il mare

Le catacombe




La pineta (il ristorante è sulla sinistra)

Il vecchio porto
La mostra fotografica in paese

Cala Giovanna
Ve l'ho fatta venire un pò di curiosità?

lunedì 14 luglio 2014

Outing

Io piego la carta. Mentre guardo la televisione, mentre sono in macchina, ogni volta che non ho le mani impegnate a fare altro io piego la carta in modo compulsivo, precisissimo, creando griglie piccolissime che poi ripiego su se stesse creando cose che non hanno nessun senso. Piego tutto, scontrini, biglietti di treni e autobus, le tovagliette di carta dei ristoranti, le etichette delle bottiglie.
Non sono origami, è solo carta piegata.


Se dovessi dire il cibo che preferisco di più in assoluto? Fagiolini olio e limone.

Ho veramente schifo di anfibi, rettili, e altri animali che hanno la pelle ... così, insomma l'avete capito. Non è che li voglio uccidere, liberissimi di vivere ... lontani da me, immersi nel loro habitat naturale, che sicuramente non è un parcheggio asfaltato, il pianerottolo di casa o il parabrezza della macchina*. Se mi trovo un rospo davanti, io scappo. Proprio così, mi giro e scappo.
*Mi è successo, giuro. Un serpente si stava arrampicando sul parabrezza della macchina, da fuori fortunatamente, e quasi faccio un incidente, perché ero in autostrada. Mi butto fuori di macchina e telefono alla Protezione animali, che mi dice di chiamare la Polizia, e la Polizia mi dice di andare dal meccanico, e il meccanico si mette a bussare sul cofano della macchina con una scopa e non si avvicina manco a pagarlo. E alla fine sono rimontata in macchina e per mesi ho guidato come un'indemoniata, toccandomi le caviglie ogni 2 minuti.

Sono fissata con le serie poliziesche americane. Posso passare una giornata intera ipnotizzata davanti a Law & Order, CSI, NCIS o roba simile. Ma non reggo neanche tre minuti con una delle copie nostrane (colpa forse della sister che ci lavora e mi racconta tutti i retroscena).

Prima di comprare un libro leggo sempre l'ultima pagina, prima di guardare un film leggo la trama su Wikipedia.
Insomma, non mi piacciono le sorprese.

lunedì 7 luglio 2014

Diario di un trasloco

E alla fine ci sono ritornata al paesello.
In realtà non me ne ero mai veramente andata, e alla fine con Pier abbiamo deciso che pagare un affitto (seppur più vicino al lavoro) e avere una casa vuota (a mezz'ora dal lavoro, e che sarà mai??) non aveva davvero senso.
Una volta comunicata la decisione al padrone di casa ci siamo presi i nostri sei mesi per organizzare il trasloco. Lo so che tutti quelli che traslocano considerano il proprio trasloco il peggiore in assoluto, ma sei mesi per traslocare 55 metri quadri di casa più garage non è male.
I primi mesi li abbiamo passati a svuotare la casa "nuova", che nuova non è, perché è la casa degli antenati, in un cassetto ho trovato l'atto di vendita, vergato a mano con il pennino, datato 1894. E quel che è peggio è che dopo la morte della bisnonna negli anni 70 la casa è rimasta una specie di mausoleo di famiglia, con cassetti pieni di lettere, vecchi quaderni, vestiti e cappelli antichi e altre cianfrusaglie varie. Tutte cose meravigliose, cariche di significato e storia per me, e in alcuni casi di qualche valore anche. Ma converrete tutti che nell'armadio sarebbe meglio trovarci i miei di vestiti, e non le camiciette di pizzo della mia bisnonna (che doveva essere alta un metro e mezzo, ecco da chi ho preso ...)
Siamo partiti dalla soffitta, svuotata, verniciato il pavimento e più o meno pulita.

Soffitta prima
Soffitta dopo
E questa sono io in versione CSI
che imbianco le scale della soffitta

E poi in casa, spostare mobili, riempire scatoloni di lenzuola, lampade, libri, medagliette, scampoli di ricamo, bottoni, e mille altri oggetti. Tutto etichettato e impilato in bell'ordine in soffitta.
Tutto pronto per quel giorno (non troppo lontano temo) in cui per pagare le bollette dovremo mettere un bel banchetto al mercatino dell'antiquariato della prima domenica del mese al paesello.



Poi selezionare e impacchettare le cose che erano a casa di Pier, preparare decine di scatole e portarle al paesello in un numero imprecisato di viaggi avanti e indietro.
E qua viene la solita domanda, che prima o poi tutti quelli che traslocano si devono fare: ma quanta roba possono accumulare due persone che vivono in una casa da quattro anni? E meno male che la maggior parte della mia roba (libri, vestiti, oggetti accumulati in 30 anni di vita) era ancora al paesello!!


Finalmente un sabato mattina è arrivato il camion per recuperare i mobili da portare nella nuova/vecchia casa. Carica il camion, e parti.

E poi, arrivati in cima alla collina, pochi metri prima di entrare nel paesello trovi lui...

E con una incredibile faccia di tolla faccio finta di non vederlo, con la mia parlantina distraggo l'autista e proseguiamo. "Per andare a casa bisogna per forza passare di qua, e poi abito a tre metri dal comune, non posso nascondermi", ho pensato, "andiamo e poi andrò a prostrarmi ai piedi dei vigili" (che ho chiamato ma che non sono mai passati, di sabato, in estate, anche i vigili diventano buoni :-) )
Tutti i mobili poi sono finiti non si sa come accatastati in camera da letto proprio davanti al letto, così che la nostra prima notte in casa nuova abbiamo potuto sperimentare il "tuffo nel letto".

E da li più o meno è filato tutto, Pier in mezza giornata ha preso residenza, medico e permesso per la macchina, i mobili nuovi (moderni) in qualche modo si sono armonizzati con quelli vecchi (vecchi davvero), i vestiti sono stati tirati fuori dalle valigie e piegati negli armadi (sparsi in tre stanze, Pier ancora non ha capito cosa sta dove e ogni volta che si deve vestire gli faccio fare la caccia al tesoro). La casa è grande e ancora non ci abbiamo preso ancora la mano, continuiamo a seminare telefono, libro, sigarette, scarpe ai quattro angoli della casa, il prossimo acquisto sarà uno zainetto per girare dentro casa con lo stretto indispensabile.
Dopo qualche giorno di panico anche la copertura wifi della casa è stata completata con successo.

E oggi è un mese che ci siamo trasferiti.
Ed il nuovo mese è stato allietato dalla visita del geometra: bisogna mettere in sicurezza una trave del soffitto che pare un pò troppo tarlata (>.<) e il muro di cinta (alto due metri) del giardino dei vicini che sta sbombando non può essere intonacato e fermato con una rete, come suggerito dalla vicina... (>.< >.<)

Vivere al paesello però è bello bello, il sabato sera usciamo in ciabatte per andare a cenare con birra e crostini in paese, la domenica mattina mi trascino sonnecchiante al bar per la colazione, Pier ormai già conosce e saluta tutti (molti più di quelli che ho conosciuto io durante i miei precedenti soggiorni) il week end è sempre una festa nuova, e la vita in paese non è mai monotona.


giovedì 13 marzo 2014

Mal d'Africa

Da qualche giorno sono immersa nel Burkina dalla testa ai piedi, per scrivere un progetto.
Frugo il web alla ricerca di numeri e dati per il progetto, scrivo, correggo e riscrivo; attraverso i numeri filtrano sensazioni, ricordi di strette di mano forti come la roccia, di volti scavati dall'harmattan, di polvere e caldo, di risate incontenibili e sorrisi degli occhi. E poi chiacchiere, quante chiacchiere all'ombra di una patane...
Eccolo qua il mio mal d'Africa.







mercoledì 12 febbraio 2014

Bip bip

Vite scandite dai bip.
Bip del tipo "piripi" della sveglia mattutina che faccio suonare ogni cinque minuti per almeno 3-4 volte ogni mattina (mi godo il piacere masochistico di svegliarmi presto e pensare di potermi crogiolare altri venti minuti sotto le coperte... ).
Bibip dell'allarme quando esco da casa.
Bip Bip della macchina quando tolgo l'allarme e poi un bip bip più silenzioso perché esco sempre di macchina lasciando le chiavi nel quadro. Poi Bip Bip dell'allarme. Poi arrivo in fondo alla strada, mi chiedo se ho messo l'allarme, torno indietro, lo tolgo e lo rimetto. Bip Bip, Bip Bip.
Bip tintantan dei 3 computer che accendo quando arrivo in ufficio (il mio è uno solo, gli altri due li accendo per solidarietà alle colleghe perché ci mettono 20 minuti ad accendersi).
Bip del tipo drin drin del telefono dell'ufficio e del campanello.
E poi i mille bip bip del telefono: posta (lo so, devo togliermi dalle mailing list ma ogni volta cancello d'istinto), messaggeria istantanea, telefonate... Una volta mi ero messa di impegno a dare una suoneria diversa ad ogni tipo di messaggio, poi ho formattato il telefono e da allora vanno a caso.
E poi a casa il televisore fa pimpimpim quando si accende, il microonde fa bip bip, i computer e telefoni di Pier fanno bip pim bum pam.
Bip.



lunedì 13 gennaio 2014

Propositi per l'anno nuovo...

Da una settimana mangio solo minestrone. Decisione presa dopo aver abbondantemente gozzovigliato durante le feste, per terminare la sera della Befana in cui abbiamo cenato con una ventina di muffin appena sfornati.
Dal momento che non ho né la voglia né il tempo di prepararmi un vero minestrone con vera verdura, compro quello congelato in busta del supermercato. Non l'avevo mai mangiato prima a causa della mia idiosincrasia verso le zucchine, ma mi sono detta: "Decidi: vuoi davvero vivere schiava di questa fissazione contro le zucchine? Sono quasi 30 anni che scruti ogni piatto verde, lo sezioni e analizzi alla ricerca della minima traccia di zucchina, e lo rifiuti al minimo sospetto; 30 anni, da quella prima sera a casa di nonno in cui decisi, come primo atto di autodeterminazione (io, figlia di una madre con una forte personalità), che non avrei mai più mangiato zucchine. Senza un motivo preciso se non la volontà di decidere con la mia testa, fatto all'epoca talmente atipico che per lo stupore mio nonno ruppe il piatto. Ma in fondo le zucchine non sanno di niente, e te le ritrovi ovunque, impara a conviverci!".
Due piccioni con una fava: depurazione post-natalizia e miglioramento dell'auto-controllo.

E ci ho provato, giuro, a resistere, ma è più forte di me, quindi confesso: ogni sera, mentre il minestrone bolle nel suo pentolone io tolgo con la forchetta tutti i pezzi di zucchina.
TUTTI I PEZZI DI ZUCCHINA.
CON LA FORCHETTA.
E se per caso qualche incauto sfugge al mio zucchina-detector, ricontrollo ogni mestolata che metto nel piatto e poi ogni cucchiaiata che metto in bocca.