sabato 9 agosto 2014

Alzi la mano chi non ha mai sognato di andare su un'isola disabitata

Questo è un post che avevo in bozza da più di un anno, e finalmente mi decido a rileggerlo e pubblicarlo.

Pianosa è sempre stata per me, bambina negli anni 80, una meta praticamente irraggiungibile, sede di un carcere di massima sicurezza, se mai l'ho immaginato l'ho più pensata più come a una specie di Alcatraz.
E invece al carcere di massima sicurezza un bel giorno arriva l'ordine di chiudere, mettete via tutto, impacchettate quello che vi serve, perché fra pochi mese vi veniamo a prendere, carcerati, secondini e Pianosini, gli abitanti del piccolo borgo, che a Pianosa ci erano nati e vissuti.
L'isola viene abbandonata e rinasce ad una nuova vita, una vita strana, perché diventa parte del Parco e come tale super tutelata, diventa deserta, perché in realtà a nessuno è permesso abitarci, tranne a qualche detenuto e secondino (non mi chiedete perché, non l'ho capito, saranno 6 o 7 persone in totale), diventa meta turistica, con un traghetto al giorno che porta gli ignari turisti in un paradiso selvaggio e abbandonato.
Il paesino infatti è un paese fantasma, con edifici vuoti e abbandonati a se stessi, le carceri sono chiuse, o meglio aperte, l'unica caletta in cui si può fare il bagno (vi ricordate che è Parco?) ha un'acqua che ... ma che ve lo dico a fare, se la volete vedere quell'acqua dovete andarci.




C'è un alberghetto gestito dai detenuti che si occupano anche del ristorante-bar nella pineta sopra Cala Giovanna, l'unica in cui è permesso fare il bagno. Non vi aspettate ombrelloni o lettini, Pianosa non conosce lussi.
Ogni mattina arriva la barca con i turisti e le guide, verso le 5 se ne riparte, durante il giorno è possibile fare delle escursioni con le guide, a piedi, in bici, kajak e non so che altro, in paese c'è una piccola esposizione di fotografie che vi raccontano l'isola come era, allestita e tenuta aperta da un gruppo di persone che di Pianosa sono ammalati. Sì, perché ci si ammala di un posto così disperatamente bello e abbandonato. Ogni anno si avvicendano le voci che prevedono ora una riapertura del carcere, ora una vera apertura al turismo e un ritorno dei vecchi residenti. Ma l'isola sta in troppe mani, tra Soprintendenza, Demanio, Chiesa (perché ci sono anche delle catacombe), Penitenziario e chissà chi altri fare qualcosa richiede sempre più tempo. E Pianosa, lentamente, torna alla natura.

Mi decido adesso a pubblicare questo post per far sapere ai miei 4 lettori che l'Associazione per la difesa dell'Isola di Pianosa (quelli che di Pianosa sono ammalati, ve li ricordate?) promuovono una campagna di sensibilizzazione del FAI per il recupero di Forte Teglia, insieme alla sezione Arcipelago Toscano di Italia Nostra.

Forte Teglia sovrasta il porto di Pianosa

Forte Teglia visto da Cala Giovanna




Questo edificio dal nome buffo, fatto costruire da Napoleone, fu utilizzato come caserma per la guarnigione militare. Il forte vive quindi con il carcere, e negli anni ‘50 arriva ad ospitare una pista da ballo improvvisata dove le mogli dei secondini e gli impiegati del penitenziario scacciarono i cattivi presagi abbandonandosi al "bughi bughi" della rinascita. Nel 1986 Madre Teresa di Calcutta, di passaggio in visita al carcere, fece istallare qui una statua della Vergine Maria visibile ancor oggi. Con la chiusura del carcere il forte, come tutta l’isola, venne abbandonato e destinato ad un triste degrado.



Ogni giorno che passa un pezzo del forte crolla, e per aderire e aiutare a salvare questo edificio, rappresentativo ed importante per Pianosa, occorre segnalare il Forte attraverso una delle seguenti modalità:
  • attraverso il sito 
  • utilizzando dell’App “I Luoghi del Cuore” 
  • compilando la cartolina distribuita presso le filiali del Gruppo Intesa Sanpaolo, i Beni del FAI aperti al pubblico, le Delegazioni del FAI distribuite su tutto il territorio 
  • compilando il Modulo raccolta firme.
C'è tempo fino al 30 novembre, ma la concorrenza di luoghi altrettanto belli e in pericolo in Italia è feroce. C'è anche un gruppo su Facebook: Salviamo Forte Teglia.



La casa dell'agronomo

Il muro fatto costruire per l'attuazione del 41bis

Il paese


La Madonna sopra Forte Teglia controlla il mare

Le catacombe




La pineta (il ristorante è sulla sinistra)

Il vecchio porto
La mostra fotografica in paese

Cala Giovanna
Ve l'ho fatta venire un pò di curiosità?