venerdì 26 novembre 2010

BAMBINI NON SEMPRE SI NASCE

Non bisogna conoscermi troppo bene per sapere che non ho un gran rapporto con i bambini. Corrono troppo, poi gridano, si sporcano e sporcano, distruggono tutto quello che è alla loro portata, piagnucolano in continuazione, parlano a sproposito, urlano ecc. Non ho mai avuto tolleranza, neanche quando ero piccola, ero una bambina silenziosa, ho imparato a leggere a meno di cinque anni e da allora ho sempre letto. E quando dico sempre intendo dire tutto il giorno, al punto che alle elementari la maestra si lamentava perché leggevo troppo. Avevo addirittura imparato a incastrare il libro nel lavandino in modo da poter leggere anche quando mi lavavo i denti.
Quindi non ho molti parametri di riferimento, e per questo motivo non solo non sopporto i bambini per tutto il rumore e il disordine che fanno, ma non so come comportarmi con loro, non so che dirgli, che fargli fare, come comportarmi. Ma nonostante questa mia manifesta avversione, in genere i bambini mi amano! Quando mi vedono si innamorano di me e non mi mollano più, con mio grande sgomento. Per questo di solito evito le situazioni che includono la presenza di persone under 14.
Per questo motivo, ho stupito anche me stessa quando ieri ho accettato volontariamente di andare in una scuola elementare a parlare di cooperazione internazionale. Ma questo c’entra con il fatto che in questo momento ho bisogno di sfide.
Comunque quella di oggi è stata una esperienza formativa perché ho avuto modo di imparare e riflettere su diverse cose, che ora voglio condividere (non che consideri queste quattro banalità particolarmente degne di condivisione, ma a questo serve un blog, no?)
·         Ho capito che il lavoro della maestra è un lavoro molto molto duro; ed intento dal punto di vista fisico, come facciano a non tornare a casa ogni giorno con la testa in fiamme è un miracolo.
·         Ho imparato che i bambini non solo hanno una resistenza alla fatica superiore alla nostra, ma sembrano fatti di un materiale diverso, perché durante la ricreazione li ho visti cadere, picchiarsi, scontrarsi, prendere testate calci e pugni senza un lamento, una lacrima, o il minimo segno di dolore. È vero che un calcio di un bambino di 9 anni non sarà così potente, ma una ginocchiata o una capocciata per terra dovrebbero far male anche a 10 anni, invece niente, si rialzano e ricominciano a correre.
·         Ho avuto modo di riflettere ancora una volta sul fatto che quando si sente dire che una classe è indisciplinata e casinista, il problema mi sembra mal posto. Come è possibile che in una classe si siano ritrovati tutti i bambini casinisti, e in un’altra tutti quelli angelici? Non c’entrerà forse la capacità di una maestra di “tenere” la classe? E questo vale per ogni grado di istruzione. L’anno che mi è capitato di fare il commissario agli esami di maturità di una classe “terribile” e di una di “geni”, nessuno degli insegnanti (con esperienza, a differenza mia) si era posto il problema in altri termini. Mentre io mi chiedo, non è forse possibile che in una classe i professori erano riusciti ad interessare gli studenti alle diverse materie, mentre nell’altra classe, per problemi che non sto ora ad indagare, non erano riusciti a trovare una linea di comunicazione?
·         Ho capito come mai la televisione è diventata la baby sitter di molti bambini: davanti ad uno schermo acceso si zittiscono, smettono anche di agitarsi sulla sedia.
·         Parlare ad alta voce serve solo a farli gridare di più.
Detto questo, resto ancora una volta ferma sulle mie posizioni, io e i bambini stiamo meglio in due stanze separate da un muro insonorizzato. Ma provo tanta tanta ammirazione per genitori, insegnanti, nonni, baby sitter e chiunque altro si sottoponga quotidianamente a questa prova!!