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Ritrovamenti natalizi

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14 Aprile 1916
Carissima la mia Augusta, 
ho ricevuto la tua con le lettere dei bambini. Miracolo! Le tue lettere mi arrivano con una puntualità eccezionale, un giorno sì e l’altro no trovo sul tavolino di camera vostre notizie. Di questo ti porgo proprio di cuore vivissime grazie. 
Ho notato con piacere che Tito ha sveltito assai il suo carattere, e che anche Raffaello sebbene trascuri necessariamente la scuola ha migliorato. Dì loro un bel bravo per parte mia e che mi auguro e desidero sempre meglio. [...]
Ieri ti ho pure scritto una lettera e ti ho acclusa una canzone che i soldati cantano sempre, è molto carina e di buon effetto. Te l’ho fatta copiare al mio furiere che si intende di musica. Spero che ti raccapezzerai, forse qualche parola è fuori di posto, ma l’accomoderai a nome tuo. Troverai dei nomi che forse non conosci, come Bruno e Costante, ebbene sappi che sono i figli di Peppino Garibaldi che morirono in Francia l’anno passato combattendo contro la Germania. 
A mio riguardo d…

Lettere dal fronte

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Nel 1915 Cornelio ha 34 anni, una moglie Augusta, 3 figli piccoli, è professore di matematica ed è a Macerata per una assegnazione annuale. Nel tempo libero scrive racconti e di tanto in tanto non disdegna i pennelli. Crede fermamente nella scienza e nella medicina, fa ginnastica ogni mattina e analizza con perizia ogni minima alterazione nelle condizioni fisiche sue e dei familiari. E’ molto affezionata alla suocera, la signora Maddalena, che contribuisce in modo non indifferente ad uno stile di vita che per l’epoca si può definire agiato. Il 15 maggio 1915 viene richiamato in servizio attivo nel Regio Esercito, in vista della prossima dichiarazione di guerra, che in effetti arriverà il 23 maggio. Cornelio resterà in servizio fino al 15 febbraio 1919, e questi 3 anni e 9 mesi della sua vita sono raccontati in oltre 400 lettere e cartoline scritte alla moglie.
Cornelio era il padre di mia nonna, e le lettere sono state per un secolo raccolte in una scatola foderata di tessuto rosso …

Missione in Costa d’Avorio

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Nuovo viaggio in Africa Occidentale, questa volta destinazione Costa d’Avorio per una missione “istituzionale”, cosa per me completamente nuova ma “Perché no, andiamo a vedere un posto nuovo, ogni lasciata è persa”.
In realtà nei giorni prima della partenza rifletto un sacco sul concetto di comfort zone: penso al mio primo viaggio in Africa, alla sfida a cui mi sono sottoposta, uno sbilanciamento totale fuori dalla mia comfort zone, che è per pigrizia molto molto limitata, sia in termini spaziali che di persone che la popolano: conoscere persone nuove mi mette sempre a disagio, trovarmi in spazi che non conosco, affrontare situazioni nuove. Ma 7 anni fa, ben cosciente di questo limite, ho scelto comunque di infrangerlo mettendomi in situazioni che sapevo mi avrebbero messo a disagio, per mettere alla prova la mia reazione.
La maggior parte delle più belle esperienze della mia vita le ho fatte in questo modo. Con il tempo la mia pigrizia è aumentata, il limite di tolleranza pure, e lo …

Benin, luglio 2018

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Sono tornata da due giorni dal Benin, un paese che ha un pò messo in discussione l'immagine che mi ero fatta dell'Africa subsahariana. A conferma che generalizzare è sempre sbagliato, perché conoscere qualche angolo di Burkina Faso non significa conoscere l'Africa, né tanto meno l'Africa Sub-sahariana, ma nemmeno il Burkina.
In Benin c'è il mare - e basta la cartina geografica per notarlo - piove - almeno in questo periodo dell'anno -  e la vegetazione è rigogliosa. Il Benin è povero ma le città sono moderne con i grattacieli,  le spiagge attrezzate e quasi tutte le strade (del centro) pavimentate o asfaltate. In Benin il voodoo è una religione riconosciuta dallo stato e gli stregoni hanno un attestato rilasciato dal Dipartimento di residenza che li "certifica".
Ma partiamo dall'inizio.

L'arrivo è come sempre, ore d'aereo, nuovo gruppo di compagni di viaggio, senso di sballottamento e di estraneità la prima notte nella nuova camera.
La pri…

Benin

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Tra due settimane vado in Benin.
Il Benin è questo paese qua:


La capitale è Porto-Novo, ma la sede del governo è Cotonou.
Il Benin è la patria del vudù.

Da Wikipedia:
Si pensa che il Vodun (o "Voodoo", come è conosciuto comunemente) o Vodu abbia avuto origine nel sud del Benin per essere poi introdotto in Brasile, nelle Isole Caraibiche, e in parte del Nord America dagli schiavi prelevati da questa zona particolare della Costa degli Schiavi. Il termine deriva dalla lingua fon, parlata nel sud del Benin, e significa «genio», «spirito protettore». Dalle coste del Golfo di Guinea questo antico culto ha poi attraversato l'oceano sulle navi negriere per approdare sulle coste haitiane dove ha conosciuto uno splendore forse maggiore di quello riconosciutogli in patria. Pur assorbendo influenze locali ed esterne, che hanno provocato alcune trasformazioni, il vodu ha mantenuto le sue caratteristiche originali e le sue radici affondano ancora oggi nel fertile terreno della tradizio…

Biblioteche

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Se c'è una cosa che mi manca di una mia vita precedente (quella in cui facevo la studiosa di greco antico), sono le biblioteche.
Ho passato anni nelle biblioteche, per studio prima, ricerca poi, oggi se capita è solo per passatempo.
E' un luogo fuori dal tempo, ovattato, abitata di esseri eterei e silenziosi (o che tali dovrebbero essere) che si aggirano tra gli scaffali, leggono in piedi, seduti o accasciati su tavoli, sedie o per terra, camminano guardandosi attorno, a volte dormono. Amavo trovare il mio posto, tornarci ogni giorno, imparare la disposizione dei libri, muovermi in silenzio per i corridoi di scaffali, scoprire nuove sezioni.
Se chiudo gli occhi rivedo ogni biblioteca che ho frequentato, come una fotografia, la postazione, il silenzio, la concentrazione, le preoccupazioni, le soddisfazioni, le ansie e i sorrisi.

La prima biblioteca che ho frequentato è quella del Dipartimento di Filologia Classica a Pisa. Ci ho passato 4 anni, conoscevo praticamente tutti almen…

Burkina 5 anni dopo

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A gennaio sono tornata in Burkina Faso, 5 anni dopo l’ultimo viaggio.
La principale differenza da 5 anni a oggi è il motivo per cui ho desiderato fare questo viaggio è che ora ho a che fare con il Burkina praticamente ogni giorno perché lavoro in una ONG che opera in questo paese.
Avevo bisogno di tornare a vedere il mio Burkina, e non solo di farmelo raccontare, leggere i report, cercare di capirlo attraverso i dati letti sullo schermo di un computer. Avevo bisogno di vedere la gente, sentire quel caldo, vivere quel tempo dilatato.

E così a gennaio ho partecipato a un nuovo “viaggio delle disgrazie” come lo chiamo io, o “viaggio di conoscenza” come si chiama in realtà, perché permette ai partecipanti di vedere e sentire, anche se solo per pochi giorni, la realtà di un paese molto diverso dal nostro, e di visitare progetti per i quali hanno fatto una donazione verificando così di persona come questi soldi sono stati spesi.

Nuovo viaggio e nuovo gruppo. La prima cosa bella di questi vi…