giovedì 24 marzo 2011

L'ONDA

Sono tornata ieri da un brevissimo giro a Nouna, un villaggio a ovest del paese, dove siamo andata per controllare l'avanzamento dei lavori di un orfanotrofio. La mattina mentre andavamo a far colazione, Jonas, il responsabile che era con me, mi ha detto che a Ouaga nella notte c'erano stati dei disordini, i militari erano in rivolta, durante la notte si sono sentiti spari. Nnel corso della mattinata sono arrivate altre notizie che spiegavano i motivi della rivolta. Ssi era trattato di un'affare di donne: qualche giorno fa infatti un militare ha sorpreso la moglie con un civile; con l'aiuto di alcuni commilitoni lo ha picchiato, spogliato e costretto a tornare a casa nudo. Il civile ha presentato denuncia, il marito tradito è stato condannato a 15 mesi di prigione, i commilitoni a 12, con conseguente radiazione dall'esercito. I compagni dei soldati quindi hanno protestato per la severità della pena. Hanno aperto i depositi delle armi (per questo ieri si è anche parlato di copri-fuoco, poi revocato), hanno vandalizzato alcuni negozi, e durante la notte hanno percorso la città sparando in aria. A quanto pare per placare gli spiriti i militari condannati sono stati subito liberati, e la crisi è rientrata.
Questi in sintesi i fatti, per quel che ho potuto capire. Probabilmente ci saranno degli strascichi (per esempio oggi hanno scioperato i giudici), ma la situazione pare essersi tranquillizzata.
Un momento, resta il fatto non trascurabile e niente a fatto tranquillizzante che per una questione di donne ieri notte parecchi soldati hanno percorso la città sparando in aria e terrorizzando la popolazione. La gente a Ouaga non è tranquilla, se basta così poco per scatenare un pandemonio tale. C'è un malessere diffuso che serpeggia tra la popolazione, che è stufa di vedere le solite persone arricchirsi e di continuare a vivere nella miseria completa, degli abusi di potere e della corruzione endemica.
Non si tratta di novità ovviamente, e ogni tanto ha sempre trovato qualche valvola di sfogo, ma quest'anno, a detta di chi è qua da più tempo di me, si manifesta con toni sempre più accesi e violenti. Non conosco abbastanza bene la storia più e meno recente di questo paese per fare un'analisi politica accurata, provo solo a mettere giù qualche dato di fatto. Blaise Compaoré è presidente dal 1987 (dopo aver fatto fucilare il suo predecessore nonchè ex-amico e alleato politico Thomas Sankara, che viene ancora venerato dai burkinabé e non solo), viene rieletto ogni volta con tipo l'80% dei voti, sta cercando di modificare la costituzione in modo da poter essere rieletto ancora, ha piazzato familiari e amici in tutte le cariche di potere, ci sono una cosa come 34 ministeri, ciascuno con personale, auto di servizio, uffici climatizzati, mentre la maggior parte della popolazione vive con meno di un euro al giorno. Il grande merito che gli viene riconosciuto è di aver saputo mantenere il paese in pace all'interno di una regione spesso agitata. Ed è vero che i burkinabé sono un popolo tendenzialmente pacifico. Ma ho come la sensazione che stiano colmando la misura di sopportazione.
Senza volermi dare arie da esperta di politica internazionale quale non sono, ho l'impressione che quello che succede in nord Africa avrà ripercussioni forti anche nel resto del continente.