domenica 30 ottobre 2011

Capoliveri 2011 - Festa dell'Uva

Luogo: Capoliveri, Isola d'Elba. Data: 1-2 ottobre 2011. Ruolo: Giudice.

Il bello di essere nata e cresciuta in un'isola piccola dove tutti si conoscono? è che a volte, anche se non molto spesso ma solo a volte, ti capitano delle occasioni che in città, dove nessuno ti conosce, non ti capiterebbero mai. Certo ogni medaglia ha il suo rovescio, perchè anche se ho avuto modo di godermi una festa che conoscevo bene dalla parte dello spettatore, mettersi a giudicare il lavoro di persone che si sono fatte un mazzo tanto solo per il gusto di farlo e di portare avanti una manifestazione, ti fa un pò perdere la fantasia ed il piacere ...
Ma partiamo dal principio, da quando sono state consegnate a noi giudici (in totale cinque persone: il capo giuria,  un'enologa, un'artista, uno storico, e la sottoscritta in qualità di "scenografa") le relazioni su quanto i quattro rioni avrebbero presentato il giorno successivo: in ordine di rappresentazione Baluardo, Torre, Fosso e Fortezza.

Capoliveri, per chi non lo conoscesse, è un piccolo paese arrampicato su una collina all'Isola d'Elba, e quanto a zucconi fa a gara con i riesi... il che è tutto dire. Giusto per fare un esempio del tipo di personaggi che popolano il paese, all'ingresso c'è un cartello che dice: Capoliveri, Carpe Diem. Che non significa "Dammi una carpa" in dialetto, ma tradotto letteralmente dal latino "Cogli l'attimo". Ora, ce ne vole di fegato per un cartello con siffatta dicitura all'ingresso del paese!!
Per dare un'altra idea, sono cresciuta con i compagnetti di scuola capoliveresi che intonavano: Roma caput mundi, Capoliveri secundi! (sono di parte se concordo con loro????)
Ad ogni modo, ho reso l'idea?
Avete una vaga idea di quanto un popolo siffatto prenda sul serio qualunque cosa lo riguardi???? E di conseguenza, di quanto tutti, dai bambini ai "vecchietti" agli adolescenti con i pantaloni bracaloni, prendano sul serio la festa???? Il segreto sulle relazioni di quanto ogni rione intende rappresentare è sacrosanto, così come la serietà con cui viene affrontata ogni anno la sfida.

A mezzogiorno della domenica successiva, abbiamo avuto accesso al primo rione, e poi, di mezz'ora in mezz'ora, in una corsa contro il tempo, a quelli successivi.
Ho assistito a scene di vita quotidiana di un bar del 1961 (arredato in perfetto stile, con manifesti e una macchina del caffè dell'epoca), ho visitato una vigna ricostruita in uno slargo del paese dove di solito si parcheggiano le macchine.



Sono entrata in una loggia massonica, in una cantina del 1861 ed in una del 2011 trasferite nel bel mezzo del paese, nello studio del legato del paese che annunciava un editto di Vittorio Emanuele II, nel gabinetto del medico locale del 1961.









Ho danzato con donne vestite da calice di vino e uomini-botticelle; tempo permettendo, mi sedevo con i giudici dello Slow Food ad assaggiare prelibatezze di tutte le epoche, come l'azzeccatissima "vendetta del contadino", ovverosia, cinghiale in umido con polenta.  





Come giudice, ho avuto la possibilità di assistere a tutto quello che non avevo visto gli anni precedente da normale spettatrice, e di capire fino in fondo lo sforzo di tutti nel dare vita ad una festa tanto riuscita.

Sono abituata a vedere set cinematografici, motivo per cui l'occhio andava a cercare errori ed imperfezioni là dove uno meno allenato non avrebbe visto niente, ma poi il cervello diceva: Oh bimba, tutto questo è stato creato non da professionisti, ma da persone che hanno un lavoro ed una vita che nulla ha a che vedere con gli allestimenti, cinematografici e non! Da persone che dedicano parte del loro tempo libero a progettare, realizzare e infine rappresentare questa festa. Impossibile descrivere a parole la cura, l'attenzione, lo sforzo, nel mascherare un paese del 2011 e trasformarlo secondo le richieste.




La parte davvero impossibile è stata quando, a fine giornata, dopo gli ingressi in piazza dei rioni durante quattro magnifiche sfilate - il cui unico tema ricorrente era l'allegria ed il divertimento e che mi hanno veramente coinvolto - ci siamo ritrovati a dover tirare le fila di tutto quello che avevamo visto e a dover dare dei voti da 1 a 10 secondo quattro diversi criteri di valutazione.
Un pianto ed un lamento e abbiamo votato. Questa parte non mi è piaciuta proprio, sarei voluta scappare fuori. E non credo di essere stata l'unica, visto l'imbarazzo che ha regnato per il primo quarto d'ora, durante il quale noi giudici ci guardavamo nelle palle degli occhi e la tiravamo per le lunghe senza fare nomi.
Povera, vera ed unica vittima della giornata, il Notaio, che era alla sedicesima votazione (cioè da quando la festa ha avuto inizio), e ne conosceva sin troppo bene i meccanismi.

Vincitore? A mio avviso, tutti. Sulla carta, il Baluardo.
Inutile commentare l'assalto al Bacco, la statua che è stata trasportata a spalle nel rione vincitore.


Fine? Evidentemente...A fine giornata me ne sono andata per non assistere ai dibattiti che la vincita avrebbe sicuramente causato. Sono risalita sulla mia macchinetta e con la festa nel cuore, il vino nel sangue e l'uva sotto le scarpe me ne sono tornata a Portoferraio.



... e mi è toccato anche essere breve perché c'è CHI sostiene che i post devono essere brevi altrimenti non sono fruibili, e se non sono fruibili non andrebbero messi su internet che è un mezzo di diffusione, e quindi sarebbe un controsenso.



P.S. Le foto che accompagnano il post sono una gentile concessione del P, che ho fatto entrare come fotografo insieme alla Paci, ammessa a sua volta come Ospite d'onore, e che hanno quindi avuto la possibilità di visitare la festa subito dopo la giuria, e senza la ressa del pomeriggio.